Chiappero, presidente de La Mandria: «Più gente, più sicurezza non vale sempre» «Il problema dei parchi urbani è la sostanziale assenza di sorveglianza. E facendo riferimento alla mia esperienza nella gestione del parco della Mandria, e in quello di Stupinigi, posso solo dire che se le aree verdi sono sorvegliate funziona tutto meglio. Il Valentino è sicuramente un parco frequentato e apprezzato da molti cittadini, ma questo non basta». Luigi Chiappero, avvocato penalista, ex sindaco di Ciriè e oggi presidente del consiglio di gestione «Parchi reali» (la riconferma è di quattro giorni fa), ha un'idea ben precisa per il futuro del Valentino: meno vita notturna e maggiore attenzione all'ambiente. Se parco è, parco sia. E come tale venga vissuto: come luogo naturalistico e non come locale a cielo aperto in cui «fare casino». Il degrado del Valentino sarebbe legato alla chiusura dei locali, ma può una zona vivere di sola movida e di locali notturni? «Gestisco parchi che vivono di giorno e non di notte. L'idea di rendere un parco sempre accessibile e vivibile è sicuramente positiva, perché con il passaggio delle persone aumenta anche la possibilità di reciproco controllo. Ma non sempre vale il binomio: più gente c'è, più sicuri siamo. Aumentare l'afflusso di cittadini non basta come misura per rilanciare un'area verde». E allora, qual è la strada maestra? «Forse sarebbe il caso di cominciare a parla di Asta del Po. Il Valentino ha una conformazione allungata e rappresenta una parte del polmone verde della città. Ma non c'è soltanto il Valentino: si parte dalle Vallere e si arriva fino a San Mauro. Credo che l'Asta del Po necessiti della presenza di persone che in qualche modo la gestiscano». Come? E chi? «Comincerei dalla sicurezza. Non metterei vigili urbani, ma guardiaparco. Cioè esperti, adeguatamente formati, che oltre a sorvegliare i frequentatori sorveglino anche l'ambiente. Personale che sappia spiegare ai cittadini in che contesto si trovano. Che diano informazioni sul tipo di vegetazione, sulla fauna. Potrebbe essere un approccio diverso rispetto alla semplice idea di affidarsi alla luce, all'illuminazione, alle telecamere o ai locali. Anche questi sono strumenti utili, ma non sono gli unici a disposizione». Quindi puntare sul green, su una fruibilità del parco più ecosostenibile? «Meno attività ci sono e più ti godi il silenzio e la tranquillità. Nel caso del Valentino bisogna trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dei privati e della pubblica amministrazione, che vogliono creare attività, e il contesto naturalistico in cui ci si muove. Proverei a guardare oltre i locali, nella prospettiva di una grande corona verde arricchita dalle piste ciclabili che già oggi partono dalle Vallere e arrivano a San Mauro. Ci sono molte attività naturalistiche che si possono svolgere lungo il Po». Quindi, ripartire dalla natura? «Sì. Serve qualcuno che gestisca e sorvegli dal punto di vista ambientale. Chi non si occupa di verde, però, non ha questa sensibilità naturalistica. Per questo penso ai guardiaparco». Quindi basta con la movida? «La natura ha il suo corso e non prevede la vita notturna, che per un parco rappresenta una forzatura. Siamo noi che vogliamo andare in giro e tirare tardi, al calar del sole animali e piante vanno a dormire. Torino vanta un'asta fluviale meravigliosa, ma resta una meraviglia nella misura in cui c'è educazione ambientale. E un parco deve essere vissuto per quello che è». Lei è un runner, un appassionato di corsa. Va a correre al Valentino? «Io ho la fortuna di potermi allenare alla Mandria. Ma molti di coloro che frequentano il nostro parco spesso vanno anche al Valentino. Da me si corre e si cammina in salute, c'è un'aria buonissima. Ma anche lungo il Po c'è la possibilità di immergersi nel verde. E questo va tutelato, non tanto per far casino di notte ma per viverlo di giorno». Le amministrazioni ragionano anche in termini di bilanci: potrebbero gestirlo i privati? «Non si guadagna nulla dalla gestione di un parco. Ma nel pubblico i soldi non mancano per le spese green. Semmai il problema sono le risorse umane. I guardiaparco in Piemonte stanno scomparendo. Averne qualcuno in più sarebbe una grande risorsa».