Toccafondi (Italia Viva): la causa quasi vinta per il dominio web è un importante passo avanti La quasi-vittoria delle Gallerie degli Uffizi nella guerra legale sull'uso del loro marchio storico «Uffizi» sul web è «un passaggio fondamentale nella guerra al bagarinaggio», ricorda il deputato fiorentino di Italia Viva Gabriele Toccafondi. Le Gallerie infatti, con la causa in Arizona quasi arrivata a sentenza a loro favole, vogliono gli vengono restituiti questi siti internet che, tra le altre cose, vendevano i biglietti per entrare agli Uffizi stessi ed a Boboli, aggiungendo un costo ulteriore al consumatore. «Se oggi digitiamo la parola "Uffizi" sui motori di ricerca è quanto ha ricordato ancora ieri Toccafondi, che aveva già presentato una interrogazione sulla vicenda il sito ufficiale delle Gallerie degli Uffizi arriva dopo una serie di altri siti internet che vendono i biglietti a prezzi maggiorati. Il biglietto sul sito ufficiale infatti costa 20 euro più 4 se con prenotazione, mentre su questi siti si trovano anche a 30 euro. O ancora i biglietti cumulativi validi per Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli, che sul sito ufficiale costano 38 euro e valgono tre giorni, su questi siti si trovano a 48 euro». Toccafondi quindi saluta positivamente il fatto che gli Uffizi siano a un passo dalla vittoria (non ottenuta ancora per un errore procedimentale, che ovviamente gli avvocati delle Gallerie già chiamati dal direttore Eike Schmidt stanno provvedendo a correggere). «Bene quindi la notizia che tutela il nome di Firenze, il nome dei musei fiorentini e su tutti gli Uffizi conclude Toccafondi una notizia che tutela i turisti. Adesso proseguiamo tutti uniti per difendere Firenze». Dalle Gallerie, riserbo assoluto. Non vogliono commentare, si fa sapere: ma sarebbe meglio dire «non devono, non possono». A causa della procedura della cause civili negli Usa, infatti, gli attorney general, i giudici, sono particolarmente sensibili (leggi: non prendono bene) le uscite pubbliche degli attori in causa fino a che non si arriva a sentenza. E dopo aver vinto presso la Wipo, l'agenzia delle Nazioni Unite sul copyright, Schmidt spera nel secondo colpo che metta knock-out la BoxNick. proprietaria dei domini contesi, in modo da farli scomparire dai server di GooDaddy dove sono conservati.