«Negli anni '70 ho conosciuto Vittorio Cini e mi parlava spesso di Alinari, che aveva acquisito. Una volta gli chiesi perché non portava il patrimonio di lastre alla sua fondazione sull'isola di San Giorgio a Venezia, e lui mi rispose che Alinari doveva restare a Firenze, dove era nata». Con questo aneddoto Claudio De Polo, presidente della Fratelli Alinari ha spiegato perché ha deciso di cedere alla Regione Toscana il patrimonio della più vecchia società fotografica al mondo ancora esistente un tesoro di 5 milioni di fotografie dal 1852 ad oggi, 400 apparecchi fotografici, 25.000 libri, 280.000 immagini digitali in modo che rimanesse unito e nella sua sede naturale. «Con questa acquisizione la Regione ha evitato che uno dei più grandi archivi fotografici attualmente esistenti si disperdesse e venisse venduto a privati», ha aggiunto il presidente della Regione, Enrico Rossi. Ci sono voluti molti mesi di trattative e 15 milioni di euro, oltre alla collaborazione con il ministro della cultura, per concludere un'operazione di grande valore culturale che vedrà il nuovo museo della fotografia a Villa Fabbricotti, ma molto prima, tra fine aprile ed i primi giorni di maggio, una mostra delle fotografie dei Fratelli Alinari alla Strozzina di Palazzo Strozzi che poi andrà a Parigi e Bruxelles e segnerà il nuovo corso di una storia unica. L'archivio fotografico Alinari è dal 19 dicembre 2019 parte del patrimonio regionale toscano (scaduto il termini entro il quale il Ministero dei beni culturali poteva esercitare il diritto di prelazione) e una volta definito il percorso ancora da fare e che vedrà la nascita di una fondazione per gestirlo, è arrivata la presentazione. Villa Fabbricotti, proprietà della Regione dove soggiornò a fine '800 anche la Regina Vittoria, oggi è utilizzata come sede di uffici e serviranno 27 mesi per i lavori di ristrutturazione per poter ospitare il nuovo patrimonio della Regione. «Il patrimonio Alinari ha un valore culturale enorme, accumulato nell'ultimo secolo e mezzo con anche le celebri campagne fotografiche in giro per l'Italia, per la storia dall'arte, per quella sociale, dell'industria in Italia e non solo. Sarà nostro compito valorizzarlo e promuoverne la conoscenza, favorendo l'accesso e la consultazione pubblica ha spiegato Rossi, dopo la "lezione" del professor Luigi Tomassini sulla formazione della collezione Quello che abbiamo realizzato, la più importante operazione culturale dei miei 10 anni da presidente, potrà essere foriero di altre acquisizioni ed il suo valore patrimoniale è destinato a crescere nel tempo». «A breve sarà istituito un comitato scientifico: il patrimonio è di importanza internazionale, quindi avremo bisogno di persone di alto profilo», ha spiegato la vice presidente ed assessore alla cultura, Monica Barni, che ha seguito la complessa vicenda. «Confidiamo che tra queste ci siano anche coloro che hanno lavorato per tanti anni in Alinari, acquisendo così grandi competenze», ha aggiunto riferendosi agli addetti della Fratelli Alinari che adesso potrebbe trovarsi senza lavoro, anche se la società continuerà ad esistere ed operare, con la sede in largo Alinari ed il possesso dei files digitali. «Quello nato dalle fotografie degli Alinari e poi ampliato fino a 5 milioni di immagini è un patrimonio importante sia negli onori che negli oneri... Sono felice della conclusione positiva della vicenda con l'interessamento della Regione ha detto Claudio De Polo Auspico che possa riaprirsi un nuovo Museo di storia della fotografia, dopo quello di via della Vigna e quello delle Leopoldine in piazza Santa Maria Novella, spazi didattici e di studio. Con la Regione stiamo perfezionando ulteriori passi per la valorizzazione delle tradizionali attività di Alinari. In questo progetto ha sottolineato De Polo non siamo secondi a nessuno: a Londra il Victoria and Albert Museum ha dedicato di recente una sezione alla storia della fotografia, a Parigi il Comune, proprietario dell'archivio storico Roger Viollet e quello di France Soir , ha avviato un processo di valorizzazione del proprio patrimonio fotografico e la creazione di un museo ad hoc».