Venezia. Il cruccio di Luca Zaia è villa Rietti Rota, splendida dimora cinquecentesca affacciata sulle rive del Livenza, nel Trevigiano. «È completamente arredata, con i bagni, le cucine e tutto il resto... ed è vuota!» ha strabuzzato gli occhi il governatore solo qualche giorno fa. È in vendita, ovviamente, a 4 milioni 147 mila euro, parte di un corposo pacchetto di 67 immobili per 84 milioni di euro complessivi che la Regione ha messo sul mercato attirandosi le critiche di una parte dell'opposizione: «La Regione a guida leghista è una pessima amministratrice del patrimonio pubblico - attacca Erika Baldin del Movimento Cinque Stelle -. Anche il governatore lo ammette e sembra voler correre ai ripari, ma in realtà è peggio la toppa del buco. Mettere sul mercato case e palazzi può solo arricchire gli speculatori, specie in una città come Venezia dove il sindaco spesso sembra stare dalla parte degli affaristi e della monocultura turistica che cancella dal territorio i suoi stessi abitanti. Il M5s vuole che le risorse irrinunciabili restino pubbliche. Staremo a vedere dove finiranno le risorse, tante o poche, frutto di queste svendite». Zaia, però, non fa marcia indietro ed anzi rivendica con orgoglio i risultati raggiunti da quando, nel 2010, avviò il suo piano di alienazioni infilandoci dentro pure cinque ville venete ed un complesso di particolare valore simbolico come Palazzo Balbi, che ospita proprio la giunta da lui guidata. «Nonostante le difficoltà burocratiche e la non facile situazione del mercato immobiliare, il progetto di razionalizzazione sta assicurando un introito importante di risorse da impiegare in quello che interessa veramente ai cittadini. Il 2019 si è chiuso con alienazioni per 6 milioni che ci hanno fatto superare la somma di 38 milioni dal 2010. Stiamo parlando di beni di cui è venuta meno la destinazione a pubblico servizio e l'interesse all'utilizzo istituzionale, ma dalla cui vendita si aprono nuovi investimenti in settori come la salute, il sociale, la scuola, l'ambiente e la protezione civile». Dal 2010 sono stati conclusi positivamente 26 procedimenti di vendita, di particolare importanza a Venezia - di qui le polemiche del M5s - come l'Hotel Bella Venezia (5,7 milioni di euro), gli ex uffici di Calle del Pistor (342.500 euro), 4 lotti del complesso in Calle Buccari. «Il processo di razionalizzazione sottolinea Zaia non è soltanto un piano di vendite, ma è anche funzionale al programma di concentrazione e accorpamento di vari uffici, come sta avvenendo nelle sedi in prossimità della stazione veneziana di Santa Lucia. Questa strategia ci ha già fatto registrare notevoli risparmi in termini di affitti per circa un milione di euro dal 2014. In questo periodo il numero di canoni di locazione attivi è stato ridotto da 28 a 16. Proseguendo su questa linea, per il 2020 è previsto ancora un risparmio di 110 mila euro».