Nessun accordo è stato trovato. E così gli urtisti, i venditori di ricordini di Roma proseguono la loro «guerra» per poter restare a Fontana di Trevi o al Pantheon . «Il Prefetto non poteva far altro che un'opera di mediazione», sostiene alla fine dell'incontro di ieri in Prefettura Fabio Gigli, il presidente del'Associazione storica urtisti: «Non poteva far altro che far incontrare idee diverse, le nostre e quelle del Campidoglio. L'importante è che non si rompa il dialogo con la politica e in primis con la sindaca». «Noi continuiamo lo stato di agitazione», spiega a sua volta Angelo Pavoncello, dell'Ana, l'Associazione nazionale degli ambulanti, «e decideremo nuove proteste. Tra le proposte la sospensione del trasferimento; la ricerca condivisa di altre postazioni, ma nel frattempo la possibilità di poter tornare a lavorare». Dopo la manifestazione di sabato in piazza di Trevi, ieri le associazioni degli urtisti sono state ricevute in Prefettura. All'incontro c'era pure l'assessore comunale alle Attività produttive, Carlo Cafarotti. Gli ambulanti insistono nell'essere ricevuti dal Tavolo del decoro che però si è chiuso con un accordo tra ministero dei Beni culturali, Comune e Regione. Ma Pavoncello non sente ragioni: «Sono pronto ad un confronto con Beppe Grillo. Perché non ci si può riempire la bocca di parole come trasparenza e legalità e poi dove governano non la applicano. Anche perché al momento siamo stati spostati solo noi, in otto, gli urtisti catalogati come A1 e A2», bancarelle (i venditori sono a rotazione) nei luoghi più turistici come Fontana di Trevi, Pantheon e piazza Navona.