Cecilia Alemani sarà la prima donna italiana a curare una Biennale di Venezia. Nella sua riunione di ieri, il consiglio di amministrazione uscente della Fondazione di Ca' Giustinian ha nominato direttore del Settore Arti visive, con l'incarico della progettazione e cura della 59 esposizione d'arte del 2021, la curatrice italiana. «Era un atto improcrastinabile», fanno sapere dalla Fondazione. Alemani aveva già curato il Padiglione Italia nella Biennale del 2017 con un'esposizione apprezzata dalla critica. Esponeva lavori di Roberto Cuoghi e Husni-Bey in un percorso quasi rituale, sebbene un po' macabro, e una grande vasca di Andreotta Calò che spiazzava il visitatore facendo riflettere nell'acqua le travi del padiglione dell'Arsenale. Alemani ha un approccio concettuale, ma spesso presenta lavori di grande impatto emotivo e si confronta sia con il passato che con le nuove tecnologie. Ha all'attivo numerose mostre ed è responsabile di High Line Art, il programma di arte pubblica del parco urbano costruito su una ferrovia abbandonata di New York. È moglie di Massimiliano Gioni, pure lui già direttore della Biennale d'arte 2015. «È un grandissimo onore ha dichiarato Alemani poter assumere questo ruolo in una delle istituzioni italiane più prestigiose e riconosciute al mondo. Come prima donna italiana a rivestire questa posizione, capisco e apprezzo la responsabilità e anche l'opportunità offertami e mi riprometto di dare voce ad artiste e artisti per realizzare progetti unici che riflettano le loro visioni e la nostra società». Il Cda (composto da Paolo Baratta, Gianluca Comin, il sindaco Brugnaro e il presidente Zaia), che ha anche confermato per il 2020 Ivan Fedele direttore del Settore Musica, ha preso atto che dal 13 gennaio decorrerà il periodo di prorogatio, secondo le norme in vigore, durante il quale potranno essere assunti solo provvedimenti di ordinaria amministrazione o urgenti e indifferibili. Da lunedì, quindi, il ministro per i Beni e le attività culturali e il turismo potrebbe prendersi sino a 45 giorni per individuare un successore di Baratta, se successore ci sarà. Poiché dalla sua dichiarazione su Cecilia Alemani traspare la fiducia nell'attuale guida: «La scelta di Alemani ha affermato Dario Franceschini conferma la capacità di visione della presidenza di Paolo Baratta che, nell'affidare per la prima volta a una donna italiana l'intera progettazione artistica, prosegue nell'opera di innovazione e rilancio di una delle più importanti istituzioni culturali incrementandone il già notevole prestigio internazionale consolidato attraverso una conduzione attenta e illuminata. Sono certo che il progetto di Alemani sarà coraggioso e innovativo». A meno di una soluzione che consenta alla presidenza Baratta di continuare, sono circolati i nomi di Stefano Boeri, attuale presidente della Triennale, e quello di Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio. L'attuale presidente ha sottolineato che «per il futuro è assicurata una consistente dotazione di riserve economiche».