Presentati i progetti elaborati dai ragazzi della facoltà di Architettura per l'area verde «La cementificazione dei pini ha fatto danni» Napoli. Le tavole dei progetti affisse ai cancelli del parco chiuso, con le immagini di viali alberati, elementi di decoro urbano, panchine, illuminazione studiata per valorizzare il paesaggio stridono con la realtà, quella che ci si lascia alle spalle per raggiungere il Virgiliano: via Tito Lucrezio Caro e viale Virgilio sono ridotte ad una sequela di asfalto dissestato e ceppaie. Ieri durante la presentazione delle proposte per la rinascita del parco Virgiliano e delle strade limitrofe elaborate dagli studenti di Architettura del corso della professoressa Emma Buondonno è apparso impietoso il divario tra ciò che potrebbe essere o meglio dovrebbe essere e ciò che è ora. Lo ha notato, tra gli altri, la senatrice Paola Nugnes, architetto che è arrivata in motorino al Virgiliano per non mancare all'appuntamento con i suoi futuri colleghi. Se ne è accorto Antonio Bassolino, l'ex sindaco che si è imbattuto negli allievi della professoressa Buondonno durante una delle sue consuete sedute di jogging ed ha commentato poi sulla sua pagina Facebook: «Un colpo al cuore via Tito Lucrezio Caro, irriconoscibile e deserta, ed il Virgiliano chiuso, davanti al quale studenti di Architettura presentano con spirito civico progetti di riqualificazione dell'area». Non per questo, però, bisogna arrendersi ed i primi a non rassegnarsi sono proprio i ragazzi e le ragazze che nello studio hanno messo impegno, fantasia e competenze. Marco Treviso, Ilaria Russo e Sabrina Masullo si sono per esempio concentrati proprio sul progetto relativo a viale Virgilio. Hanno immaginato una rinascita verde attraverso la piantumazione di nuovi pini ma a distanza di dieci metri l'uno dall'altro e con le radici immerse in aiuole di almeno un metro e mezzo di ampiezza lecci ed oleandri. «Il verde quantificano passerebbe dal dieci al trentadue per cento. Al posto degli attuali 31 alberi superstiti ipotizziamo che ce ne siano oltre 1.400». Hanno pensato anche ad un sistema autopulente della strada, utilizzato attualmente in Corea del Sud, che prevede degli spruzzatori di acqua e particelle di titanio capaci di abbattere gli inquinanti e di portarli nelle fogne. Lì sarebbero filtrati e l'acqua ripulita sarebbe di nuovo impiegata per lavare il manto stradale. Chiara Scarcelli è una delle ragazze che ha pensato a come si potrebbe far rinascere via Manzoni. «Abbiamo deciso di chiudere i pini in un'aiuola verde murata e sul lato interno della strada di mettere lecci che potrebbero anche garantire ombra e frescura. Naturalmente sempre con l'accortezza di destinare ad ogni albero il giusto terreno per le radici. La cementificazione fino alla base dei tronchi è uno dei fattori che hanno pregiudicato la salute degli alberi in questa zona». Idee e proposte degli studenti, chissà, potrebbero tornare utili al Comune, ora che finalmente dovrebbero esserci le risorse stanziate dalla Città metropolitana 15 milioni per i parchi e 5 per le strade necessarie a restituire a Napoli il verde perduto in anni di incuria ed abbandono e travolto, infine, dalle bufere di vento che nel 2018 e nel 2019 hanno più volte flagellato la metropoli.