Oggi gli studenti di Architettura presentano i loro progetti per la riqualificazione dell'area «Pini ripristinati più distanziati e seguendo diverse disposizioni» Napoli. Gli studenti di Architettura scendono in campo per riqualificare il parco Virgiliano, viale Virgilio, via Tito Lucrezio Caro, via Boccaccio e le altre strade di Posillipo nelle quali sono stati abbattuti centinaia di pini in molti punti i tronchi sono ancora abbandonati sull'asfalto e nelle quali non è stata neppure realizzata la rimozione delle ceppaie e la sostituzione delle piante eliminate. Stamane alle 11 all'ingresso del parco, tuttora chiuso al pubblico per il rischio di caduta degli alberi innescato dalle bufere di Libeccio, Scirocco e Grecale dei mesi scorsi e propiziato a sua volta da una generalizzata trascuratezza della manutenzione del verde in città, saranno esposti ed illustrati i progetti di ripiantumazione e di recupero del decoro dell'area realizzati dagli allievi del Corso di Laboratorio di Composizione Architettonica 3 e di Architettura del Paesaggio della professoressa Emma Buondonno del Dipartimento di Architettura della Federico II con le architette Alessia Criscuolo e Lucia Sichenz. «Gli studenti dice Buondonno - hanno elaborato proposte che prevedono ovunque il ripristino dei pini, ma con un sesto d'impianto (la disposizione geometrica delle piante, ndr) molto diverso da quello realizzato nel passato. Non vanno messi ravvicinati come si è fatto un secolo fa, ma devono avere una distanza di una decina di metri l'uno dall'altro. Il motivo è semplice: per ciascun albero occorre prevedere un'aiuola che sia ampia almeno un metro e mezzo e che permetta alle radici di svilupparsi adeguatamente. Questo eviterà il fenomeno del sollevamento del suolo provocato dalle radici e preverrà l'indebolimento dei pini, che se non hanno sufficiente terreno per ancorare il tronco diventano instabili e rischiano di essere abbattuti dal vento». Bisogna voltare pagina, insomma è uno dei punti comuni ai diversi progetti - rispetto alla scriteriata cementificazione fino alla base che ha contribuito non poco nel corso dei decenni a decretare la morte di tante piante posillipine. «Laddove i viali sono più ampi prosegue la docente di Architettura - può esserci una integrazione dei pini con i lecci. Anche questi alberi, naturalmente, devono disporre di adeguate aiuole». Ciascun gruppo di studenti si è occupato di una strada. Una squadra ha esaminato anche la situazione di piazza Salvatore Di Giacomo, antistante la discesa di Marechiaro. «Lì i ragazzi prosegue la professoressa Buondonno - non modificano l'area dove sono i dondoli ed i tavolini, ma liberano le aiuole. C'è a Napoli la pessima abitudine di cementificarle con le fondazioni dei pannelli della pubblicità. Penso a Corso Europa, ma non è certamente l'unico caso. Abbattiamo gli alberi perché diciamo che sono pericolosi, ma pure i cartelloni lo sono e non ci danno neppure ossigeno. È il segnale di un imbarbarimento della gestione del verde». Appuntamento davanti al Parco Virgiliano, dunque, con la speranza che, a distanza di diciotto anni, la storia possa ripetersi. Nel 2002, infatti, quando Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino e Casimiro Monti assessore comunale all'Ambiente - tagliarono il nastro per riaprirla al pubblico, l'area verde era stata da poco riqualificata su progetto della Facoltà di Architettura dell'ateneo federiciano.