La manifestazione contro il nuovo regolamento sull'estrazione del marmo Massa. Per la prima volta dopo anni il Cai scende in piazza per dire no alla riapertura di 7 cave sulle Alpi Apuane, nel territorio di Massa, e lo fa portandosi dietro duemila cittadini e appellandosi alla Regione che, secondo loro, sta lasciando agli amministratori massesi troppo spazio all'interpretazione della legge 35, nata per tutelare il patrimonio ambientale toscano. «Basta cave», si legge sugli striscioni, «Salviamo le Apuane», «Fate la marmellata, non la marmettola», che è lo scarto della lavorazione del marmo, poltiglia bianca mai smaltita come si deve e che finisce nei fiumi. Ad aprire il lungo corteo ci sono i piccoli arrampicatori del Cai che gridano: «Non cavateci il futuro» con chiaro riferimento all'escavazione del marmo. Le hanno chiamate «le nuove cave di Natale della giunta» quelle che, dopo l'approvazione del nuovo regolamento degli agri marmiferi, torneranno produttive: 18 cave silenti che con il nuovo regolamento potrebbero tornare attive. «Un disastro ambientale irreversibile dice il presidente del Cai di Massa Sauro Quadrelli Una scelta scellerata che non ci possiamo permettere». Il provvedimento è stato presentato al Consiglio Comunale di Massa lo scorso 23 dicembre, quasi senza passare per la commissione Ambiente; la discussione, il giorno prima della vigilia di Natale, si era chiusa con la presentazione in extremis di 33 emendamenti del Movimento 5 Stelle e una mini spaccatura della maggioranza, che votò per la sospensione del Consiglio, non sentendosela di approvare un atto «a scatola chiusa», nonostante le precise indicazioni del sindaco leghista Francesco Persiani di andare avanti. Una questione riguarda anche lo storico rifugio Aronte sul Monte Tambura, a 1600 metri, che il Comune ha classificato in zona acustica di tipo IV, cioè «industriale» per permettere la riapertura di cava della Focolaccia. Il sindaco giorni fa si è difeso sostenendo che «non si prevede l'apertura di nuove cave, ma la riattivazione di cave che già ci sono e che non vanno a intaccare il suolo vergine». Ma per il Cai si tratta dell'ennesimo scempio: «Chiediamo di fare una decisa inversione di marcia».