Una staffetta d'interventi, 1300 firme, la chiamata di intellettuali e associazioni e una maratona streaming via social. Per risorgere la Posta del Canaletto il comitato capitanato da Mestre mia ne sta pensando una al giorno. Domani è la volta di una conferenza non stop supportata dalla diretta Facebook. Interverranno persone comuni ed esperti confrontandosi sulla sorte dell'edificio storico abbandonato e a rischio demolizione, l'Antica posta di piazza Barche. Ci saranno anche il senatore Nicola Pellicani, il presidente della municipalità Gianfranco Bettin e la senatrice Orietta Vanin: «Alle dichiarazioni del sindaco Brugnaro di demolire tutto e di dare il via a un'altra speculazione edilizia non potevamo non reagire» spiega Vanin. Tutto è nato qualche settimana fa, con l'annuncio del sindaco della costruzione di una torre con negozi e appartamenti in quell'area, di proprietà di una famiglia mestrina. Poi nella conferenza di fine anno ha rincarato la dose: «Quello - si è riferito all'edificio in rovina - è un rottame bombardato durante la guerra e dentro ci sono morti anche i topi». «Non è vero che è stato bombardato - replica la senatrice - è stato luogo di attentato perché qui c'era la questura fascista e i partigiani di Mestre hanno reagito in questo modo». In questi giorni ha risposto all'appello anche l'associazione Terra antica di Favaro, che parla di «recupero e valorizzazione degli elementi edilizi distintivi e caratteristici che, come in questo caso, testimoniano la natura di Mestre come città fluviale». Ma anche Enrico Urbani De Gheltof, nipote dell'archeologo Giuseppe. «E ci stiamo appellando a Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio».