Per il 2021 in corsa Arezzo, Pisa, Volterra e forse Livorno. «Vinca il migliore». «Ognun per sé» Quattro candidate pronte a darsi battaglia per diventare Capitale italiana della cultura per il 2021. Arezzo, Livorno, Pisa e Volterra, in palio la gloria del titolo e un milione di euro destinato alla realizzazione del progetto scelto dalla giuria dei 7 esperti ministeriali. La pattuglia toscana mira a riportare nel granducato il titolo che fu di Pistoia nel 2017. Se la Puglia ne porta 7 al ballottaggio e l'Emilia avanza 2 unioni dei Comuni, la Toscana si gioca 3 candidate nei pochi chilometri quadrati dell'area «Pisorno». Non è detto tuttavia che tutte e quattro presentino entro il 2 marzo i dossier per la candidatura con i progetti definiti. Chi potrebbe fare un passo indietro è Livorno. «Stiamo valutando come muoverci dice il sindaco Luca Salvetti Se partecipiamo lo facciamo per vincere e questo potrebbe essere in questo momento un aggravio eccessivo per la macchina comunale, dobbiamo valutare bene». Se candidatura sarà, la punta di diamante sarebbe la mostra di Modì che si appresta a superare le 40 mila presenze. Molto più convinti i cugini pisani che sul carro della candidatura sono saliti all'ultimo momento ma che ora ci credono: «Abbiamo le idee chiare e un dossier pronto», commenta l'assessore alla cultura Pierpaolo Magnani che però sui contenuti è ancora reticente: «È un'idea che ho da anni». La narrazione sarà quella di uscire dal cerchio di Piazza dei Miracoli e di presentare un progetto volto a valorizzare tutte le piazze e il suo tessuto museale (dalle Antiche Navi a San Matteo). Sul derby con Volterra e Livorno vige il fair play: «Vinca il migliore». Più acuminato il commento del sindaco Giacomo Santi di Volterra: «Noi siamo partiti per primi, da Pisa nessuno ci ha cercato, adesso ognuno va per la sua strada». Non sfugge che l'assessore alla cultura di Volterra Dario Danti ricopriva la stessa carica proprio a Pisa. Il dossier volterrano verterà sull'idea della «bellezza che rigenera nessuno ha in così poco spazio il patrimonio culturale che abbiamo, a partire dalle recenti scoperte dell'anfiteatro che stanno riscrivendo pagine di storia». Arezzo guarda da lontano i tre vicini di casa scornarsi e punta su Guido d'Arezzo, Vasari e Piero della Francesca. «La nostra fortezza può diventare un contenitore di arte contemporanea spiega il sindaco Alessandro Ghinelli e vogliamo riappropriarci del nostro patrimonio museale ora è gestito dal Polo museale toscano. Il nostro è un progetto che è partito dal 2015 e vedere altre città toscane in gara mi fa piacere, magari è l'occasione per mettere tutte queste ricchezze in rete e presentare un'offerta turistica alternativa a quella attuale troppo incentrata su Firenze».