Trento. Sarà una cena a Castelvecchio, in gennaio, a decidere il futuro della collaborazione tra Vittorio Sgarbi, presidente del Mart di Rovereto, e il Comune di Verona. Una vicenda decisamente «spettacolare» che vive tra furibondi litigi, lettere di riappacificazione, nuove arrabbiature e repentine, quanto fragili tregue. Tutto era cominciato nei mesi scorsi, con l'arrivo nell'ufficio del sindaco di Verona, Federico Sboarina, del vulcanico critico letterario affiancato dal patron di Eataly, Oscar Farinetti. All'uscita da quell'incontro, Sgarbi aveva preso tutti in contropiede, annunciando che proprio il Mart avrebbe aperto una sede staccata a Verona, all'interno della storica «ghiacciaia» nell'area degli ex Magazzini Generali. A quella riunione non era presente la Fondazione Cariverona, proprietaria della «ghiacciaia», ma l'impeto irrefrenabile di Sgarbi aveva fatto superare ogni incertezza. Poi, però, il patatrac. Dopo una piacevole cena in riva all'Adige, Sgarbi si era infatti presentato a tarda ora all'ingresso del Museo di Castelvecchio, chiedendo di poterlo visitare. L'agente di guardia aveva chiesto istruzioni. E su indicazione della responsabile, la direttrice dei Musei civici, Francesca Rossi, le porte erano rimaste chiuse. Sgarbi aveva fatto un putiferio. E aveva subito avvertito che lo «sgarbo a Sgarbi» avrebbe inclinato i rapporti tra il Mart e Verona. Seguirono messaggi di pace, scritti e verbali. Ma l'altro giorno, il vento è tornato a girare. E Sgarbi ha tuonato che dopo quanto successo in quella fatal serata, «mai e poi mai» il museo trentino aprirà una sede a Verona. Il sindaco Sboarina si è messo subito all'opera per calmare nuovamente le acque, spiegando che «l'amicizia e la stima con Sgarbi valgono di più di un episodio oramai più che chiarito». Poi l'annuncio: «L'ho invitato a cena spiega Sboarina e ceneremo all'inizio del nuovo anno proprio a Castelvecchio per parlare con calma di molte cose, perché lui è sempre vicino alla nostra città, come testimoniano anche le sue recensioni alle nostre mostre». Tornando all'episodio dello scorso settembre, il sindaco Sboarina aggiunge che «in occasione della sua visita a Castelvecchio c'è stata solo una naturale preoccupazione della direttrice Rossi sui sistemi di sicurezza, uno scrupolo che dimostra la sua dedizione ma che non era contro nessuno. Vittorio era infatti autorizzato da me sottolinea e siamo onorati che le mostre veronesi attirino il suo interesse».