Urbanistica, Palazzo Vecchio cambia le regole: obiettivo più residenti e più verde La Firenze del 2025 si comincia a scrivere oggi. Parte infatti il prossimo anno il percorso del Piano operativo: si tratta dello strumento urbanistico (che sostituisce il Regolamento) che indica cosa e dove si può intervenire nella struttura della nostra città. Ma questa volta, vista l'importanza dei cambiamenti climatici e l'impegno promesso da Palazzo Vecchio nell'uso del verde come mitigazione e come lotta alla CO2, il Piano operativo nasce parallelamente al Piano del Verde. Piante, alberi, giardini non più pensati solo come ornamento o sollievo dal caldo ma un piano che dia i principi «per la progettazione, la gestione e la manutenzione del sistema del verde, da intendersi nelle sue molteplici combinazioni (ludico-ricreativo, ecologico, compensativo, mitigante). Con l'obiettivo di incrementare la sostenibilità ambientale». E questo comporta che si pensi anche ad un verde con un uso parsimonioso delle risorse idriche. La delibera di avvio per realizzare il nuovo Piano operativo è stata approvata in giunta su proposta dell'assessore Cecilia Del Re. È l'inizio di un percorso in vista della fine delle vecchie previsioni del Regolamento urbanistico: cioè il 3 giugno. Attenzione, dopo si va in «salvaguardia»: che non significa bloccare tutto, ma bisognerà attendere il nuovo Piano operativo per alcune delle scelte e degli interventi più importanti. E soprattutto, per il cambiamento delle regole. Si riparte dai punti fermi, cioè i «volumi zeri». Ed anche se è una tensione, non un diktat, questo comporterà di nuovo privilegiare gli interventi di trasformazione del «vecchio» e sul «vecchio», a partire dagli edifici dismessi. Cambiando però alcune regole. La prima da rivedere, è quella che obbligava i privati per i grandi interventi a costruire una quota parte di case ad affitto agevolato: nessuno dei privati l'ha fatto, hanno tutti preferito «monetizzare», cioè pagare un corrispettivo al Comune. Ancora: nel vecchio regolamento, si prevedeva la possibilità di spostare «volumi» con possibilità edificatoria da una parte all'altra della città (cioè volumi che «atterravano» altrove). È successo in un solo caso: le regole vanno cambiate. Ed ancora: c'è da tutelarsi nei confronti delle «ristrutturazioni semplici», quelle oggetto del contenzioso legale al Tar con Italia Nostra, che ha portato al blocco dell'urbanistica. Ci sono però molte altre scelte da prendere. Per esempio, il blocco dell'apertura di nuovi alberghi in centro. Ha portato, negli anni scorsi, ad un aumento di quelli fuori dalle mura, ma è un trend che si è bloccato, o comunque molto frenato, negli anni. Forse, anche per la «competizione» nata con il fenomeno Airbnb, Homeaway e simili. E più volte il Comune ha ricordato che quel blocco agli alberghi , funzionale a frenare l'uso dei palazzi per il turismo in centro, è figlio di un'altra epoca. Si vedrà. Più difficile intervenire proprio sull'uso delle abitazioni per gli affitti brevi, un fenomeno esploso soprattutto in centro storico. Nei documenti preparatori all'avvio del Piano operativo, si ricorda che senza una legge nazionale, molti degli interventi della città si trasformano in armi spuntate. Ed anche l'uso delle case, formalmente per residenti, come Airbnb è quasi impossibile da fermare, se non cambia la legge regionale (o se non va in porto la battaglia lanciata con Bologna e le altre città europee contro Airbnb). Ora parte la fase di partecipazione, da febbraio, per circa 6 mesi. Con non solo il coinvolgimento di attori istituzionali ma anche dei cittadini, e in fine dei «town meeting» per discutere dei risultati intermedi. Ma uno dei dati fondamentali tra le prime analisi del Piano operativo, è che si fa fatica a pensare a Firenze dentro i confini amministrativi, dal punto di vista dello sviluppo, della residenza, delle infrastrutture. E forse, in vista del prossimo Piano operativo del 2025, sarebbe già il caso di cominciare a lavorare su strumenti che facciano condividere le scelte urbanistiche almeno tra i Comuni dell'hinterland, un po' come è stato fatto sulle infrastrutture. Ma per fare quello è necessaria una nuova legge regionale.
Corriere della Sera
27 Dicembre 2019
Un piano per sbloccare Firenze
MA
Marco Ferri
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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