ERBA Acquistato nell'ottobre del 1999 per quasi quattro miliardi di lire dall'allora sindaco Filippo Pozzoli, che per ottenerlo si avvalse del diritto di prelazione in virtù del vincolo posto dalle belle arti nei confronti dell'immobiliare Brioschi (una consociata del gruppo Cabassi che in un primo tempo si era aggiudicata l'immobile all'asta), il castello di Pomerio in questi anni è pesato come una spada di Damocle sulle amministrazioni che si sono susseguite alla guida della città. Indubbio il suo valore storico-architettonico e il fatto che fosse un simbolo per Erba, la vera difficoltà è stata però sempre legata alle modalità di utilizzo. Fermo restando infatti l'utilizzo di un'ala dell'edificio da parte dell'Accademia europea della musica e l'impiego da parte di una società di catering, per anni ci si è interrogati e divisi sull'impiego della restante parte del complesso. In passato si parlò di una scuola di specializzazione alberghiera, di una sede per seminari destinati alla formazione di manager del turismo e di una sede per corsi di specializzazione informatica. Tutti progetti che avrebbero visto il Comune in partnership con Provincia e soprattutto Regione, enti che finora alle promesse non hanno però ancora fatto seguire nulla di concreto. E così dopo anni di attesa, un investimento miliardario per il Comune che per acquistarlo utilizzò una procedura, il diritto di prelazione, che nel nostro paese vanta un solo precedente, quello cui ricorse nel 1999 il ministero dei Beni culturali per aggiudicarsi palazzo Caracciolo Santobuono a Napoli, il maniero simbolo di Erba è rimasto per anni inutilizzato, in attesa di una destinazione definitiva che non è mai arrivata. La vendita all'asta è un finale quanto mai scontato; in tempi di vacche magre e tagli nei trasferimenti da parte dello Stato pochi Comuni potrebbero permettersi di annoverare tra i propri beni un maniero, per di più inutilizzabile e chiuso al pubblico. Resta da vedere se dove non è riuscito il pubblico riuscirà a metterci una pezza il privato, rendendo di nuovo attivo, in qualche modo, il grande castello.