Una volta usciti da qui, la parola «inventore» sbiadirà se associata a Leonardo da Vinci, assumendo una qualità opaca e riduttiva. Una volta arrivati all'ultima sala delle Nuove Gallerie Leonardo nel Museo della Scienza e Tecnologia, dove l'architetto franco-svizzero François Confino ha immaginato un'immersione nella sua testa piena di idee (e tormenti), Leonardo vi sembrerà più moderno, più fecondo, più umano. Perché questa «passeggiata» tra le ricostruzioni dei suoi modelli, i suoi scritti, i dipinti e l'architettura non riguarda solo lui: è un cammino dentro la cultura rinascimentale di un Paese nel quale le idee circolavano e si condividevano, dove si discuteva di nuovi progetti e degli strumenti per realizzarli, si producevano cose «ben fatte» e si osava pensare in grande, persino inventare una macchina per il volo. Insomma, è la rappresentazione dell'Italia come tutti la portiamo dentro, al pari di un paesaggio dell'anima. Quella che Leonardo incarna ad ogni latitudine, da Parigi a Tokyo a New York. E sin dalla prima sala, dove si accostano macchine e disegni d'arte, le gru del Brunelleschi e i sistemi idraulici illustrati da Francesco di Giorgio Martini, Leonardo da Vinci assomiglia più ad un Virgilio che ci guida nel pensiero del Rinascimento, «raccontandoci», per esempio, che lui rimase affascinato dall'architettura civile sin da quando, giovanissimo allievo nella bottega del Verrocchio, guardava le gru intorno al grande cantiere della Cattedrale di Firenze. Ci racconta che mentre disegnava i singoli componenti di una macchina applicava lo studio della prospettiva e un'abilità nel disegnare che poi lo porteranno alle celebri figure emotive, come la «testa che urla», per esempio. «L'idea dice il direttore del museo, Fiorenzo Galli è quella di superare l'immagine di Leonardo come genio isolato, e calarlo invece nel suo tempo». E il suo tempo era quello della grande curiosità per lo studio della natura, anche quella umana. Il corpo di un uomo, un feto (bellissimi in mostra gli studi provenienti dal Royal Collection Trust), un fiore: il disegno confluisce negli studi di medicina ed anatomia con una naturalezza che forse è la vera grande originalità di Leonardo. Nulla risulta forzato o artificioso nel suo fare: passa dalla progettazione di macchine da guerra (stupefacente il carro automotore realizzato da Giovanni Canestrini nel 1953) alle chiuse dei Navigli con la stessa apolitica, colta, appassionata dedizione. L'architetto Confino «Ho voluto mostrare la semplicità e l'eleganza delle sue idee: le opere sono messe in scena» È per questo che Leonardo è stato più volte «adottato» dal potere: se ne approprierà la monarchia e il fascismo ne farà un simbolo di autarchia italica. Ma questa cavalcata nel suo mondo (amici e sodali compresi) umanizza l'artista, allontanandolo da ogni cristallizzazione superflua. Come si fa a non amarlo quando si scopre che, pur dichiarandosi «omo sanza lettere», fece di tutto per avere una biblioteca ricca e bene scelta? E ancora: le sue illustrazioni per il De divina proportione del matematico Luca Pacioli ci ricordano che lui intraprese un faticoso percorso di formazione, studiando latino e matematica. Mai sazio non tanto di quello che avrebbe potuto dimostrare, quanto di quello che avrebbe potuto imparare. Ecco, Leonardo era un uomo proiettato non verso il futuro ma verso quello che il suo presente poteva dargli, e forse è questo il pensiero che affiora alla fine, quando il curatore Claudio Giorgione parla di un «Leonardo umanista, ingegnere e indagatore della natura». Nella visita si vedranno macchine tessili e ali d'uccello, Cenacoli dipinti e animali disegnati, i prodigi dell'invenzione della stampa e modelli di chiese. Là fuori, c'è una città (Milano) che non smette la sua corsa virtuosa. Siamo nel posto giusto, un posto «leonardesco».
Corriere della Sera
20 Dicembre 2019
✓ Entità verificate
I mondi di Leonardo. Le nuove gallerie di Milano non esaltano il genio isolato, l'artista torna nel suo tempo
RO
Roberta Scorranese
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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