Ufficiale la discesa in campo alle regionali in Emilia Il manager ha guidato la Reggia e poi la Fondazione Napoli- «Ho finito il mio lavoro, vado via». Mauro Felicori, già direttore della Reggia di Caserta e da undici mesi commissario della Fondazione Ravello, è ai titoli di coda in Campania. Ha dato la sua disponibilità nei giorni scorsi a candidarsi alle elezioni regionali nella sua Emilia Romagna a sostegno del governatore uscente della Regione, Stefano Bonaccini, vedendo il suo nome accostato ad altre personalità della società civile inserite nella lista "Bonaccini Presidente", e ieri ha ufficializzato la sua discesa in campo: «Mi ha convinto l'interesse che ha mostrato nel suo primo mandato verso la cultura, triplicando le risorse investite. Con Bonaccini ci siamo parlati ed ho accettato». E il ruolo che riveste adesso in seno alla Fondazione Ravello? Come si regolerà? «Io sono quasi in scadenza di proroga, dopo i primi sei mesi mi è stato rinnovato il mandato commissariale, ma lascerò anche prima. In questi giorni sto ultimando tutti gli adempimenti, il presidente De Luca è al corrente di tutto. Sarei dovuto arrivare a fine gennaio ma vado via prima». Di quali adempimenti parla? «Per la Fondazione si apre adesso un periodo nuovo. Le istituzioni sono chiamate a darle una guida. Io penso che accanto alla figura di presidente sia necessaria anche quella di un direttore generale. E che siano opportune le modifiche allo Statuto. Io ho avanzato alcune proposte». A cosa si riferisce in particolare? «Nel periodo in cui mi è stata data la possibilità di cimentarmi nuovamente con lo spettacolo ho cercato di realizzare un modello innovativo di Festival. Ma non parlo solo della rassegna. Credo di aver gettato un po' di semi in più direzioni e penso che la Fondazione debba allungare il suo raggio di azione anche su una più compiuta gestione dei beni». Si spieghi meglio. «È bene che la Fondazione, oltre che Villa Rufolo, gestisca in proprio anche l'auditorium Niemeyer, oggi del Comune. E con esso Palazzo Episcopio e tutta una serie di immobili di pregio della Costiera amalfitana che vanno recuperati nell'ottica di un sistema di contenitori. Questo è un punto forte delle mie proposte per il futuro: la gestione del patrimonio immobiliare». Cosa si porta dietro di questi oltre quattro anni trascorsi in Campania? «Partendo dalla fine? L'ho detto: ho provato a fare innovazione, scegliendo per il Festival un tema ben definito (Orchestra Italia, ndr) e non accogliendo le proposte delle agenzie. Ho provato a rivalutare il sinfonismo italiano dei primi del '900. Una scelta che ha forse fatto arricciare anche qualche naso ma che ha consentito di aprire la rassegna ai conservatori, alle orchestre universitarie, a realtà straniere di tradizione». E poi? «Credo di aver stretto un accordo importante con il Teatro San Carlo. Napoli stenta a fare sistema ed è un errore. E mentre facevo il Festival pensavo al nuovo Statuto. Idee che adesso le istituzioni, Regione in testa, devono discutere e valutare». Prima di tutto questo ci sono stati i tre anni alla Reggia. «Ho diretto uno dei più importanti musei statali del Paese. Non voglio parlare dei numeri, assai significativi della mia gestione, quanto del fatto che quegli anni mi hanno fatto conoscere lo Stato dall'interno cogliendone tutti i limiti. Lì ho capito perché prima della riforma Franceschini tutto ristagnava». Adesso la scelta di fare politica. «Io penso che Bonaccini faccia bene a rivendicare i suoi risultati. Ma la tradizione si difende rinnovando, con energie nuove. Mi pare che la lista collegata a lui nasca con questi obiettivi e mi fa piacere portare un contributo alla mia terra».