PARIGI «Questa dama fiorentina detta legge, tutto ii museo gira intorno a lei». Potenza di un'icona. Lisa Gherardini, alias Monna Lisa, è la primadonna incontrastata del Louvre. Ventimila visitatori entrano ogni giorno nel museo parigino per incrociare il suo sguardo. Ma il ritratto di Leonardo da Vinci è anche un ospite ingombrante. «E' un peso. Il suo successo ci crea molti problemi» ha confidato la conservatrice Cecile Scaillierez. La responsabile dei dipinti italiani al Louvre ha accusato il celebre ritratto di congestionare il percorso museale. Le critiche maggiori sono andate al recente trasloco della Gioconda nella Sale des Etats, che doveva regalare più spazio agli ammiratori della Monna Lisa. «Non funziona» dice la studiosa che è contraria anche alla vicinanza con altri dipinti celebri, come l'enorme tela delle «Nozze di Cana» del Veronese. Dal mese di aprile, la Gioconda abita al primo piano della Grande Gallerie. Il nuovo allestimento inaugurato con una solenne celebrazione è stato studiato per valorizzare il famoso ritratto: ha donato una luce più naturale, maggiore visibilità, una conservazione migliore (il dipinto è tenuto a una temperatura costante di 28 gradi). Ma soprattutto, dopo quattro anni e oltre 5 milioni di euro spesi, i lavori dovevano garantire meno «ingorghi». Negli ultimi anni, la ressa nei pressi del quadro era diventata insopportabile e aveva suscitato molte critiche. La Gioconda ora è sistemata in una parete issata in mezzo a una sala di ottocento metri quadri, tra altri pittori della scuola veneziana, a quasi 30 metri dal Veronese. «Purtroppo questo progetto non ha portato i risultati sperati» ha giudicato la conservatrice. In un lungo sfogo al quotidiano Le Parisien, Scaillierez se l'è presa indirettamente con il lavoro dell'architetto spagnolo Lorenzo Piquéras che ha curato il nuovo allestimento. «Avrei preferito che la Gioconda fosse in una sala speciale, insieme ad altre opere di Leonardo da Vinci». Non è la sola scelta contestata a Piqueras, noto per le sue scenografie nel museo Pompidou. L'idea di mettere la Gioconda di fronte alle «Le Nozze di Cana» secondo lei è «un grave errore». Infine, la responsabile museale ammette che aveva chiesto di togliere il vetro che protegge il dipinto. «E' impossibile provare un'emozione attraverso un vetro. Ma i motivi di sicurezza non permettono di fare altrimenti». Nella sua lunga storia, la Monna Lisa è stato oggetto di un furto e di due tentati sfregi. E' un'icona universale, copiata e ricreata in mille modi, fonte dì misteri e leggende. Il «Codice da Vinci» di Dan Brown ha provocato una idolatria complicata da gestire. I dipendenti del Louvre lamentano l'indisciplina dei visitatori. «Non sono veramente interessati, vengono per farsi una foto sullo sfondo» dice la conservatrice. La sala che ospita la Gioconda, raccontano i custodi, è quella a più alto rischio di borseggio. «Ho visto crescere in modo vertiginoso il successo di questo quadro e francamente adesso ne faremmo volentieri a meno» continua Scaillierez. Questa signora di 47 anni, esperta di pittura del sedicesimo secolo, si occupa dagli anni Ottanta della Monna Lisa. «Un privilegio ma anche un'enorme responsabilità». Racconta di come sia difficile cercare di proteggere il quadro di Leonardo. «Per fare gli esami sulla tela abbiamo dovuto lavorare di notte. Un Rembrandt o un Duhrer si possono portare in laboratorio per qualche giorno, La Gioconda no. La gente non lo sopporterebbe, rischieremmo una sommossa». La conservatrice riceve regolarmente lettere di ammiratori della Gioconda, sono missive d'amore oppure strane teorie come quella di un numerologo che avrebbe trovato un legame tra le dimensioni del quadro e la data di nascita di Leonardo da Vinci. Il mandato della Scaillierez sta per scadere e forse il suo sfogo ha molto a che vedere con quest'uscita di scena. Lei nega. «Non ho nulla contro la Monna Lisa, che considero un'opera magnifica», dice. «Ma non mi piace che la gente venga a vedere un mito e non un quadro».