ROMAÈ vero, ci sono delle opere d'arte che diventando dei simboli dell'immaginario possono essere "un peso" per i musei che le ospitano. Ma non v'è una soluzione, non possono essere spostate o trasferite. Le istituzione che le conservano potrebbero avere un crollo dei visitatori. È l'opinione di Antonio Paolucci, ex ministro per i beni culturali e attuale soprintendente del polo museale fiorentino. Anche lui ha un caso simile alla Gioconda, anzi un duplice caso, ovvero La Primavera e La nascita di Venere di Botticelli che attirano frotte di visitatori agli Uffizi. Sostiene Paolucci: «Capisco la direttrice del dipartimento pittura del Louvre. Il problema del quadro feticcio esiste, è il quadro che oscurala visione degli altri». Ed è un problema anche agli Uffizi. «È una questione anche nostra per la presenza della Primavera e della nascita di Venere di Botticelli. Attirano migliaia di persone ma spesso non guardano altro. La sala è sempre zeppa di turisti». Può esserci una soluzione? «È un fenomeno inevitabile nell'epoca del turismo di massa e della cultura di massa. Se una persona va a visitare il Louvre non può non fermarsi davanti alla Gioconda. Stessa cosa a casa nostra. Quest'opera di Leonardo e quelle di Botticelli oscurano il resto». E il David di Michelangelo? «Quello del David è un caso ancora più estremo. L'Accademia oltre al David custodisce alcuni dei capolavori supremi dell'arte fiorentina del Trecento e del Quattrocento. Ma nessuno sale al primo piano. I visitatori passano intorno al David e lasciano il museo senza neppure accorgersi dei Prigioni di Michelangelo. Le opere feticcio attraggono come una luce nel buio della notte e impediscono la visione del resto».