AREZZOQualcuno l'ha definita la battaglia dei della Robbia. Si combatte senza clamore e senza feriti nel Casentino, a pochi chilometri da Arezzo, a La Verna, intorno alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, in quell'area dove secondo la tradizione il 14 settembre del 1224,771 anni fa, Francesco d'Assisi ricevette le stimmate «nel crudo sasso scrisse Dante nel Paradiso intra Tevere et Arno». La chiesa Maggiore del Santuario ha subito nel tempo, causa guerre e mutamenti della situazione politica, numerose alterazioni, sono state spostati dipinti e meravigliose terracotte e tra queste la grandiosa pala dell'Ascensione, monumentale opera di Andrea della Robbia, altra quattro metri e settanta centimetri e larga tre metri e venti, databile intorno al 1490. In origine era stata pensata per l'altare maggiore dove fu collocata, avendo ai lati in un'edicola a forma di tempietto l'Arannunciazione, e in un altra la Natività, entrambi capolavori dell'arte robbiana, egualmente eseguiti da Andrea nel 1475 e nel 1479. Ma nel Seicento l'Ascensione fu trasferita in una cappella costruita dai Ridolfi di Firenze, che an-cor oggi la contiene, sacrificandola in una struttura insufficiente. Al contempo fu persa la visione d'insieme, la maestosità della rappresentazione racchiusa in una doppia cornice di frutti e angeli, con una scena che tende tutta verso l'alto, come attratta dalla bellezza del Cristo che torna al Padre. Ben diverso dunque doveva essere l'effetto di questa pala quando su di essa, posta al centro della chiesa, sul fondo del presbiterio, si concludeva la prospettiva di tutta la Basilica. Era l'immagine culminante del salire alla Verna ed esprimeva il senso del destino di bellezza per l'uomo che segue Cristo. Per questo è nato un movimento, che trova favorevoli anche i frati del Santuario, per riportare l'Ascensione nella sua originaria collocazione, anche perché le terrecotte necessitano di restauri e probabilmente devono essere smontate. Non dovrebbero esserci troppi problemi dunque. Ma la soprintendenza sembra incerta e chissà se l'opera sarà ricomposta come l'aveva pensata l'artista.