Il ministro annuncia una serie di cambiamenti rispetto agli interventi del predecessore Indietro tutta. L'ormai storico successo televisivo di Renzo Arbore aiuta a sintetizzare con il famoso, efficacissimo slogan il «nuovo regolamento di organizzazione» del ministero per i Beni e le attività culturali presentato ieri da Dario Franceschini. Perché qui conta il «non detto»: la cancellazione dei più sostanziali interventi del precedente ministro Alberto Bonisoli, titolare del dicastero del primo governo Conte, in quota Movimento 5 Stelle. Si torna alla formula pre-Bonisoli. L'attuale (e insieme vecchio) ministro Franceschini usa però il massimo della diplomazia: «Non fu una controriforma quella del mio predecessore e questa non è la controriforma della controriforma. Anzi, è assolutamente in continuità con quanto fatto in precedenza e colgo l'occasione per ringraziare Bonisoli per le buone idee che ha avuto, come quella di una direzione generale per l'attenzione alla creatività. Questo è un atto di organizzazione interna che avviene in continuità con i precedenti». Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali Ma la realtà è diversa. Franceschini aveva cominciato in sordina, ripristinando le prime domeniche del mese gratuite in tutti i musei italiani (Bonisoli aveva stabilito un'articolazione territoriale, lasciando ai singoli direttori la libertà di decidere ma stabilendo un pacchetto di 20 giorni gratis l'anno, cioè una «settimana dei musei» gratuita dal 5 al 10 marzo, 6 prime domeniche del mese sempre gratuite per tutti i musei da ottobre a marzo e altre 8 giornate a disposizione dei direttori dei musei). Altro capitolo importante. Nel primo governo Conte, per gli equilibri politici tra Lega e M5S, la competenza sul Turismo era passata al leghista Marco Centinaio. Franceschini ha ottenuto il «ritorno in casa cultura» della materia turistica col ripristino della direzione generale Turismo al ministero dei Beni culturali, la vigilanza sull'Enit e l'elaborazione del piano strategico. Bonisoli, suscitando un'ondata di polemiche, aveva cancellato l'autonomia della Galleria dell'Accademia, a Firenze, del Parco Archeologico dell'Appia Antica e del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma. Tutte e tre le strutture riguadagnano l'autonomia prevista dall'originario disegno franceschiniano. Entusiasmo del sindaco di Firenze, Dario Nardella: «Sanata una scelta sbagliata». Nuova autonomia per il Vittoriano e Palazzo Venezia a Roma, per la Pinacoteca nazionale di Bologna, il Museo nazionale d'Abruzzo, il Museo archeologico nazionale di Cagliari, Palazzo Reale di Napoli, il Museo nazionale di Matera e il Parco archeologico di Sibari. Per i direttori di questi nuovi musei autonomi, e per quelli già esistenti ma scaduti per via della pensione, ha annunciato Franceschini, si procederà con la selezione internazionale: «Prendiamo i migliori, se poi sono italiani o non italiani è un fatto secondario. Ci sarà un bando sulla stampa internazionale». In quanto alle soprintendenze ne nascono di nuove per alleggerire il lavoro dei «titolari» unici di archeologia, arti e paesaggio. Eccole: Monza e Brianza; Imperia e Savona; Ascoli Piceno, Fermo e Macerata; Rieti, Viterbo ed Etruria Meridionale; L'Aquila e Teramo; Cosenza; Taranto. Vedono la luce tre nuove soprintendenze archivistiche e bibliografiche: Umbria, Basilicata e Calabria. Nella riorganizzazione appare una nuova Biblioteca nazionale, quella dei Girolamini a Napoli. La parola «ripristino» (e in questo quadro non è un caso) affiora anche per le Commissioni regionali per il Patrimonio culturale. Ecco un altro «ritorno» per l'autonomia organizzativa degli Archivi dello Stato. Confermati gli Uffici esportazione come strutture interne alle soprintendenze locali (Bonisoli aveva accentrato ogni decisione in materia). In quanto alla capitale, arriva la nuova direzione Musei statali di Roma (ma mancano particolari definitivi) e resta la direzione regionale del Lazio. Altre novità non secondarie. Per le continue emergenze dettate dal clima (acqua alta a Venezia) e dalle catastrofi naturali (terremoti) arriva una direzione generale per la Sicurezza del Patrimonio culturale: coordinerà le prime decisioni operative e le task force interne di intervento, progetterà le ricostruzioni. Ha commentato Franceschini: «A ogni evento drammatico spesso ci chiediamo chi debba agire per primo e come. La direzione generale saprà da subito come fare». Debuttano sia la nuova soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo (con una sede principale a Taranto, ma con centri operativi anche a Venezia e a Napoli) che l'Istituto per la digitalizzazione del Patrimonio (la Digital Library). Rafforzata la direzione generale Creatività contemporanea, che si occuperà di rigenerazione urbana, periferie, industrie culturali e creative, fotografia, design e moda. L'Istituto del restauro torna all'originario nome di Istituto centraledel restauro. Come spiega l'attuale direttore Luigi Ficacci, «Giulio Carlo Argan lo immaginò come luogo di ricerca e formazione in connessione tra il centro e le esperienze e le esigenze delle realtà locali, un tempo solo italiane e oggi anche internazionali. L'espressione "centrale" non è autoritaria, ma davvero solo funzionale. Solo la centralità può garantire l'unificazione tra le scienze naturali, come la chimica, le conoscenze storico-artistiche e quelle manuali, cioè del restauro come pratica». E così, dopo anni di Istituto superiore, si torna all'Istituto centrale del restauro, nella formulazione voluta nel 1939 nel progetto di Giulio Carlo Argan e del suo primo direttore (e teorico), Cesare Brandi.
Corriere della Sera
3 Dicembre 2019
✓ Entità verificate
Direzioni e autonomie: la virata di Franceschini
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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