Torre di Pisa in ottima forma: ora la pendenza è tornata come era ai primi dell'Ottocento - LaTorre di Pisa è "dritta" come nell'Ottocento Pacini: «Risultato frutto di un grande lavoro» Torre di Pisa in ottima forma: ora la pendenza è tornata come era ai primi dell'Ottocento «Oggi, dopo gli interventi di messa in sicurezza, la Torre di Pisa è tornata alle condizioni dei primi dell'Ottocento». Pierfrancesco Pacini, presidente dell'Opera della Primaziale Pisana (l'ente che sovrintende i monumenti di Piazza dei Miracoli), spiega con un'immagine efficace lo stato del campanile più famoso del mondo. LOI A PAG.19 INTERVISTA La Torre di Pisa è "dritta" come nell'Ottocento Pacini: «Risultato frutto di un grande lavoro» II bilancio del presidente dell'Opera della Primaziale anche sui restauri al Camposanto e il riallestimento del museo I: per il futuro c'c l'idea di creare a Campaldo una "cittadella" dedicata alla piazza Francesco Loi PISA. «Oggi, dopo gli interventi di messa in sicurezza, la Torre di Pisa è tornata alle condizioni dei primi dell'Ottocento». Pierfrancesco Pacini, presidente dell'Opera della Primaziale Pisana (l'ente che sovrintende i monumenti di Piazza dei Miracoli) spiega con un'immagine efficace lo stato del campanile più famoso del mondo. Gli interventi che lo hanno riguardato, con l'obiettivo di ripristinarne una pendenza che lo mantenga in sicurezza, sono stati al centro di un recente convegno internazionale sulle cattedrali organizzato a Pisa dall'Opera. Pacini, come definirebbe ora la situazione della Torre? «Il lavoro del comitato che ha salvato il campanile, presieduto dal professor Michele Jamiolkowski, ha centrato un obiettivo che sembrava impossibile. Riducendo l'inclinazione di circa 1.900 arco-secondi, corrispondenti a una diminuzione dello strapiombo della settima cornice rispetto al piano di fondazione di 460 millimetri, ha riportato il monumento alle condizioni di preesistenza databili ai primi dell'Ottocento. Un risultato incredibile e confermato dagli atmali sistemi di monitoraggio e dal gruppo di sorveglianza composto dai professori Salvatore Settis, Carlo Viggiani, Donato Sabia e Nunziante Squeglia». Nel frattempo, proprio di fronte alla Torre, avete inaugurato il rinnovato Museo dell'Opera... «Dopo il restauro degli affreschi del Camposanto monumentale e la ricollocazione del ciclo del Trionfo della Morte, questo è il risultato più significativo che abbiamo raggiunto, insieme al grande restauro della cupola della Cattedrale. È il frutto di un lavoro di cinque anni, con un investimento di circa 6,5 milioni di euro». Qual è la nuova "filosofia" allabase del museo? «Si tratta di un allestimento che non tiene più solo conto di un pubblico di studiosi e di appassionati, ma si presta ad una più facile e appassionante lettura, in linea con i più moderni standard di fruizione museale. Racconta la storia di ogni singola opera, ma anche dell'intera piazza e della sua straordinaria genesi. Tutto ciò è stato reso possibile da un lavoro di equipe. Dagli allestitori, con i due studi di architettura di Adolfo Natalini e MagnieGuicciardini (che hanno curato importanti musei a Firenze, Oslo e Parigi) ai curatori coordinati da Marco Collareta. Un particolare ringraziamento anche a tutte le maestranze, i progettisti, le ditte coordinate dalla Direzione lavori di Giuseppe Bentivoglio e dai nostri dirigenti, Gianluca De Felice e Roberto Cela. Senza dimenticare tutta la Deputazione che nel corso di questi anni ha creduto nel progetto: Giovanna Giannini, Giovanni Padroni, Gabriella Garzella, Giuseppe Marianelli, monsignor Gino Biagini, Paolo Moneta». Gli aspetti religiosi del museo sono stati frutto di uno scambio di idee anche con l'arcivescovo, monsignor Giovanni Paolo Benotto? «Assolutamente sì, il dialogo con l'arcivescovo di Pisa e con il Capitolo della Chiesa pisana è sempre stato costruttivo ed attento agli aspetti di natura religiosa per quanto ha riguardato il riallestimento del museo, ma anche per tutte le attività che vengono svolte nella piazza del Duomo e nei suoi sacri monumenti». Al di là degli aspetti architettonici, culturali e religiosi, la struttura dispone di bar e caffetteria e moderno book-shop, oltre al rinnovato auditorium: Piazza dei Miracoli ancor più centro di attrazione di Pisa nel mondo? «Oggi i musei, oltre che contenitori necessari per conservare le opere, sono anche luoghi d'incontro e la fruizione deve essere legata ad aspetti di approfondimento culturale. Per questo abbiamo operato per il necessario riallestimento dell'auditorium, ma anche di un relax durante la visita: da qui la realizzazione di un bar-caffetteria e di un book-shop. Certo, la sfida è far sì che la piazza del Duomo sia sempre più all'altezza del suo "Miracolo"». Una parte del progetto riguarda l'attività didattica: con quali spazi, quali strutture, quali finalità? «Oggi effettivamente non abbiamo uno spazio esclusivo dedicato alla didattica per le scuole, quindi il prossimo passo sarà liberare gli uffici della nostra biblioteca-archivio, al momento adiacenti all'auditorium del Museo, spostandoli in un nuovo edificio che andremo a realizzare nell'area di Campaldo, dove esistono già laboratori di restauro e depositi. Si otterrà così un duplice risultato: creare a Campaldo una "cittadella" dedicata alla piazza del Duomo dotata di aree studio, spazi di restauro, depositi, foresterie per restauratori e studiosi. Adiacente al museo invece si creerà il laboratorio didattico per le scuole che ci faranno visita».