Venezia Splendidi i Giardini della Biennale. Splendidi e inaccessibili per lunghi mesi, e visibili, ma solo a pagamento, durante la Mostra d'Arte contemporanea, quando i padiglioni si aprono, e coi padiglioni riacquistano vita i viali, i prati, i fitti boschetti altrimenti godibili solo da lontano, dalla riva o dalle case di Sant'Isepo o di Paludo Sant'Antonio che vi confinano. I Giardini, insomma, non sono pubblici. «Ma lo diventeranno», annuncia l'assessore al Patrimonio, Mara Rumiz, spiegando che è in corso una complessa trattativa con la Biennale, per recuperare un progetto che lei stessa aveva avviato da assessore alla Cultura della seconda giunta Cacciari, rimasto poi per anni nel cassetto: quello appunto dell'apertura alla città di quel grande polmone verde. «È scaduta la convenzione generale che regola i rapporti tra Comune e Biennale - racconta l'assessore - e stiamo lavorando su di un nuovo testo, che avrà anche dei singoli capitoli dedicati alle diverse sedi. Tra questi - aggiunge - ci sarà anche una nuova convenzione per l'uso dei Giardini, che parte per l'appunto dal principio di assicurare la loro funzione pubblica». Comune, Biennale, i singoli Paesi proprietari dei padiglioni, sottolinea l'assessore, parteciperanno assieme alla gestione e al controllo dei Giardini, garantendo soprattutto la sicurezza. «La Biennale ha chiesto che l'accesso venga chiuso di notte, e la domanda mi sembra pienamente condivisibile», spiega Mara Rumiz, sottolineando che la convenzione, la quale prevede anche alcuni interventi funzionali da parte del Comune, come la pubblica illuminazione e l'arredo, è praticamente pronta in bozza, e comincerà presto il suo iter per arrivare entro ottobre al voto del consiglio comunale. Sulla partita delle sedi, Mara Rumiz conferma che il Comune assegnerà alla Biennale l'intera Ca' Giustinian, tanto che i tecnici dei Lavori pubblici e della Fondazione si sono già incontrati il 20 di agosto per ridefinire in funzione della nuova destinazione il progetto di restauro che l'architetto Giuseppe Cristinelli aveva redatto quando invece si pensava che il palazzo avrebbe continuato ad ospitare anche gli uffici degli assessorati al Turismo e allo Sport. «Serviranno delle varianti - avverte l'assessore - che i miei tecnici faranno in stretta relazione con quelli della Biennale». Per l'Asac, spiega l'assessore, la Biennale ha invece rifiutato l'offerta di Ca' Corner della Regina, fatta dal Comune. «Il Comune ha tutto l'interesse che la Biennale possa operare con assoluta tranquillità - spiega Mara Rumiz - e dunque di nostra iniziativa, proprio ad inizio mandato, avevo offerto al presidente Davide Croff sia Ca' Giustinian che Ca' Corner della Regina, storica sede dell'Asac». Croff, racconta l'assessore, aveva chiesto tempo puntando ancora sul Fondaco dei Tedeschi, ma alla fine, tramontata quell'ipotesi, aveva sciolto le sue riserve accettando solo Ca' Giustinian. «Mi disse che Ca' Corner non interessava più alla Biennale», conclude l'assessore, spiegando che alcune funzioni dell'Archivio storico delle Arti contemporanee (depositi e archivi) resteranno dunque al Vega, mentre altre, coerenti con le destinazioni del Centro Culturale, verranno ospitate al Candiani per concorrerne al rilancio, mentre per il cuore dell'Asac Croff punterebbe all'Arsenale. Quanto al nuovo Palazzo del Cinema, anche Mara Rumiz, come già il sindaco, Massimo Cacciari, ne sottolinea la assoluta centralità. «È una priorità strategica, ma il Comune non ha la possibilità di finanziarne la costruzione», conclude l'assessore, avvertendo che in pieno accordo con Croff si stanno cercando risorse al ministero dei Beni culturali e ad Arcus, la società costituita dal Governo per il sostegno delle arti, della cultura e dello spettacolo.