Corriere del Veneto Venezia e Mestre di domenica 27 ottobre 2019, pagina 23 Il ritorno Le statue di Rizzo restaurate dopo l'intervento di Peter Marino L'archistar ha donato 200mi1a euro. In mostra a Palazzo Ducale Quei tre giganti di marmo salvati da Venetian Heritage Laser e ultrasuoni, impacchi, bisturi, iniezioni di resine, cera microcristallina per proteggere la superficie hanno riportato all'antico bianco splendore tre giganti in marmo di Carrara alti oltre due metri. Sono le imponenti sculture di «Adamo», «Eva» e «Marte» del veronese - attivo a Venezia nella seconda metà del Quattrocento - Antonio Rizzo, opere realizzate tra il 1470 e il 1472 per decorare le facciate dell'Arco Foscari nel cortile di Palazzo Ducale. Già all'inizio del '900 versavano in un pessimo stato di conservazione a causa dell'erosione provocata dagli agenti atmosferici e per questo furono spostate all'interno dell'edificio e al loro posto installate delle copie in bronzo. In soccorso delle magnifiche statue si era mossa nel 2015 l'organizzazione no-profit con sedi a Venezia e New York Venetian Heritage, che grazie alla generosità del Chairman Peter Marino ha promosso la cura dei malati eccellenti. Un intervento lungo quattro anni e mezzo, con l'archistar che ha donato 225mi1a euro per finanziare i lavori, eseguiti da Jonathan Hoyte, coadiuvati da un comitato scientifico composto da Fondazione Musei Civici di Venezia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, Opificio delle Pietre Dure di Firenze, Scuola Normale di Pisa. Esposte da ieri nella sontuosità degli ampi spazi della Sala dello Scrutinio del Ducale, dalla nuova illuminazione, «questi capolavori ha rivelato la direttrice del Muve Gabriella Belli - hanno trovato in questa sala la casa ideale. Qui si pensa di lasciarli». La restituzione ha evidenziato il palpitante realismo e potenza espressiva degli effigiati, i dettagli raffinati, la magnificenza. Prima del restyling le sculture rinascimentali si presentavano completamente annerite, con scheggiature e parti mancanti. «Il segreto del restauro? La cautela e la sensibilità riguardo ai tempi necessari» ha spiegato la Soprintendente Emanuela Carpani. Un restauro sorprendente pure perla modalità del suo svolgimento, un cantiere aperto al pubblico che ha avuto luogo nel cosiddetto «Liagò», terrazzo chiuso da vetrate al primo piano del palazzo dogale, ambiente un tempo ritrovo per i patrizi nelle pause delle sedute del Maggior Consiglio. Insomma, una bella storia d'arte e soprattutto di un mecenatismo illuminato: quello del visionario Marino, che ha definito proprio «visionario» l'autore delle statue. Per il designer - che possiede una collezione di sculture e bronzetti dal 500 al 700 - è stata una «questione di cuore», così come lo è l'attività di Venetian Heritage, che sostiene iniziative culturali per far conoscere al mondo il patrimonio d'arte veneta e che «con questa operazione - hanno detto presidente e direttore dell'Ufficio veneziano dell'organizzazione, Valentina Marini Clarelli Nasi e Toto Bergamo Rossi - festeggia nel migliore dei modi il ventennale».