ll rapporto Federculture Dal 2008 a oggi è diminuita la spesa pubblica per il settore. Ma crescono i turisti Musei, teatri, libri: 10 anni di bilancio Investire in cultura fa bene al Paese» II ministro «Siamo avanti nella tutela del patrimonio, ma nella valorizzazione siamo indietro» di Emilia Costantini T ella tutela del patrimonio culturale siamo i avanti, mentre siamo indietro sulla sua valorizzazione: c'è molto lavoro da fare». E lapidario l'intervento del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini all'incontro per il quindicesimo rapporto annuale di Federculture, ieri a Roma. «Dobbiamo investire non solo sulla conservazione del passato continua ma anche sul presente, cioè sull'arte e l'architettura contemporanee, sulla creatività dei giovani italiani, quindi sulla fotografia, ma pure sull'apertura alla rete che può fornire grandi opportunità, facendo diventare questo presente un fattore di crescita intelligente e sostenibile. Il Regno Unito, per esempio, investe da decenni in questi ambiti, diventando un'attrazione turistica importante. La cultura, insomma, è strategica per la crescita del Paese e, ora più che mai, è fondamentale investire sulla creatività attuale, senza dimenticare il dovere di custodire e valorizzare il patrimonio inestimabile che abbiamo ereditato dal passato. Pertanto, nel nuovo assetto del ministero annuncia ci sarà una struttura che si occuperà in modo permanente delle industrie culturali e creative». I dati Istat, esposti ieri dal presidente di Federculture, Andrea Cancellato, che vanno dal 2008, anno di avvio della crisi economica internazionale, al 2018, vedono complessi II presidente «Possiamo dare un contributo alla reputazione dell'Italia. Noi ci siamo» vamente un calo della spesa culturale da parte delle istituzioni pubbliche, Stato, Comuni e Province (da 6 miliardi e 550 milioni di euro a 5 miliardi e 849 milioni). Nel decennio è cresciuto il turismo internazionale nel mondo, mentre in Italia è aumentato di meno, anche se l'anno scorso i turisti stranieri sono cresciuti del 5,8 ed è confortante il numero dei visitatori dei musei statali, passati da 33 a 55 milioni. In proposito Franceschini sottolinea: «Secondo un'importante ricerca, soltanto i circa 400 musei statali creano un indotto pari all'i,6 del Pil, basti dire, per intenderci, che l'agricoltura fa il 2,1. E evidente, quindi, che il lavoro impostato va proseguito, vanno migliorati i servizi e molti altri aspetti. Non solo: è finalmente caduta la barriera ideologica tra pubblico e privato: ora si possono programmare obiettivi condivisi e si può lavorare insieme». Aggiunge Cancellato: «La crescita passa anche attraverso la cultura, con cui possiamo dare un contributo complessivo al miglioramento dell'Italia e alla sua reputazione. Tutto questo probabilmente non può essere fatto con una sola legge di Bilancio. Può e, sommessamente diciamo, deve essere fatto nell'arco di una legislatura in modo costante e programmato in dialogo con le parti interessate. Noi ci saremo». È aumentata la spesa degli stranieri (da 31 miliardi nel 2008 a 41,7 miliardi nel 2018). Le regioni più visitate: Lazio (7,4 miliardi provenienti dai turisti internazionali), Lombardia (6,7 miliardi), Veneto (6,1 miliardi), Toscana (4,5 miliardi), Campania e Liguria (con 2,3 miliardi ciascuna). Il dato più allarmante è la flessione di lettori: in dieci anni se ne sono persi 1,3 milioni, mentre crescono del 2,8 «i lettori forti», che leggono oltre dodici libri l'anno e che forse sono più benestanti. Però, la spesa in generale delle famiglie in consumi culturali negli ultimi cinque anni è cresciuta del 13,4. La fruizione dello spettacolo dal vivo teatrale, che registrava in passato una contrazione, tra il 2017 e il 2018, come evidenziano anche i recenti dati Siae, resta stabile in positivo e cresce il consumo di concerti di musica jazz e pop. Il cinema ha una flessione dell'i,6. E fiducioso il presidente dell'Agis Carlo Fontana: «Vedo segnali positivi nella fruizione dello spettacolo, che rappresenta soprattutto una forma di socialità. La cultura è un asset strategico per la crescita economica del nostro Paese: ogni euro speso per le attività culturali genera due euro di ricaduta su beni e servizi. Si può guardare al futuro con ottimismo». E Franceschini conclude: «Quando ho parlato del Mibact come del più importante ministero economico, l'ho fatto per convincere gli altri decisori politici che investire in cultura in Italia non è solo un dovere costituzionale, politico, morale, in linea con la nostra storia, ma anche un'opportunità di sviluppo economico: deve essere frutto di scelte strategiche».
Corriere della Sera
1 Novembre 2019
RAPPORTO FEDERCULTURE - Musei, teatri, libri: 10 anni di bilancio Investire in cultura fa bene al Paese
EM
Emilia Costantini
Corriere della Sera
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