Inaugurata a Mosca la nuova biblioteca sugli esuli I TRE milioni di russi emigrati dopo la rivoluzione d'ottobre, erano stati per quasi no-vant'anni, in Russia, un argomento innominabile, un tabù. Della "canaglia reazionaria", come gli émigrés venivano chiamati dalla propaganda sovietica e da quella dei partiti comunisti in Francia e in Italia, nessuno aveva più parlato durante il settantennio del-l'Urss. Ma anche dopo il crollo del sistema sovietico, il silenzio era stato pressoché assoluto. Qualche giovane storico aveva negli ultimi anni cominciato delle ricerche negli archivi del Rgo e dei suoi predecessori (la Nkvd, laGhepeu), ricavandone alcuni studi d'ampiezza e interesse piuttosto limitati, certo non più esaustivi dei libri non molti, del resto: almeno quelli storicamente attendibili apparsi nell'ultimo mezzo secolo in Occidente. E in ogni caso la stragrande maggioranza dei russi, compresi quelli usciti dalle università del paese, continuava a ignorare il dramma degli «émigrés»: la miseria e l'emarginazione di cui avevano dovuto soffrire nei vari paesi in cui erano andati ad abitare, la loro nostalgia della patria perduta, la patetica caparbietà con cui avevano tentato di costruire delle «piccole Russie» nella Germani a di Weimar, nella Cecoslovacchia di Masaryk, in Bulgaria e Jugoslavia, ma soprattutto a Parigi e altrove in Francia, dove l'emigrazione russa era stata più numerosa. Ma ieri il silenzio s'è finalmente rotto. Una inedita e composita compagnia, il sindaco di Mosca Jurj Luzhkov, lamoglie di boigenyt-sin Natalya, la principessa Olga Romanov-Kulikovskij, il conte Nikita Lobanov-Rostovskij, ma anche il capo dell'amministrazione presidenziale Dmitrj Medvedev, uno dei più stretti collaboratori di Putin, ha inaugurato ieri, assieme a una schiera di storici, intellettuali e diplomatici, la «Russkoje Zarubezhje»: la Biblioteca dell'emigrazione. Un intero immobile sulla Nizhnyaya Radishchevskaya, ben 7.000 metri quadrati, nel quale sono s.tati raccolti 50.000 volumi e innumerevoli manoscritti, carteggi, documenti e materiale iconografico, che costituiscono la memoria d'una delle più dolorose tragedie del Novecento. Una parte dei libri sono quelli pubblicati nell'emigrazione dai grandi scrittori, poeti e pensatori fuggiti alle fucilazioni in massa dei bolscevichi. Bunin, Merezhkovskij,Berdjayev,Balmont, Chodasevic, la Berberova, Zaitsev, per non nominarne che alcuni: il meglio delle lettere russe d'inizio Novecento, la cui fuga si tradusse in un'emorragia di talenti dalla quale la Russia non s'è ancora ripresa. Oltre ai libri ci sono poi esemplari, o addirittura collezioni, delle decine e decine di giornali e riviste che gli «émigrés» pubblicarono nelle città dove s'erano rifugiati, Berlino, Belgrado, Praga, Parigi, New York. Quindi alcuni diari dei comandanti delle Armate Bianche, l'archivio del granduca Nikolaj Nicolajevic che comandò l'esercito russo, sino a metà del 1916, nella Prima guerra mondiale), e una quantità d'autografi di grande interesse storico. Lettere del barone Wrangel, l'ultimo comandante dei Bianchi che combatte contro i bolscevichi in Crimea, del generale Denikin che era alla testa dell'Armata del nord, una cerimoniosa lettera di Winston Churchill che risponde al granduca Nikolaj Roma-nov assicurandogli il suo interessamento per evitare che i beni della Chiesa ortodossa russa in Palestina, allora sotto Mandato britannico, finissero in mano ai sovietici. Una parte di questi documenti è venuta da Alexandr Solgenytsin, che aveva cominciato ad acquistarli e raccoglierli già negli anni Settanta, grazie ai proventi della pubblicazione dei suoi libri in Occidente. Il resto proviene dagli archivi ex sovietici, dalla biblioteca dell'Ymca Press a Parigi (che fu uno dei centri culturali dell'emigrazione) e
Fuga dalla Rivoluzione il museo di Solgenytsin
A Mosca è stata inaugurata la "Biblioteca dell'emigrazione" (Russkoje Zarubezhje), una vasta biblioteca che racchiude 50.000 volumi e innumerevoli manoscritti, documenti e materiale iconografico relativi agli emigrati russi dopo la rivoluzione d'ottobre. La biblioteca è stata inaugurata dal sindaco di Mosca Jurj Luzhkov, insieme a storici, intellettuali e diplomatici. La biblioteca contiene libri pubblicati dagli emigrati, come quelli di scrittori e poeti come Bunin, Merezhkovskij e Berdjayev, nonché giornali e riviste pubblicate dagli emigrati in diverse città.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo