Quanto sta accadendo intorno alla legge delega in campo ambientale, che sta riscrivendo buona parte della normativa di tutela ambientale del nostro Paese, è grave, anzi gravissimo: addirittura al di là delle scelte che si stanno delineando sui vari temi oggetto dei nuovi provvedimenti legislativi. La riforma della normativa ambientale, la riscrittura delle norme sulle acque, sui rifiuti, sui parchi, sul danno ambientale, sulla V.I.A., sulla difesa del suolo, sulle emissioni in atmosfera sembrano essere diventate un fatto privato e così, dopo 9 mesi dall'approvazione delle legge delega ambientale, sino a ieri solo pochi privilegiati avevano potuto vedere e studiare i testi di riforma predisposti dal ministero dell'Ambiente. Neppure le Camere, nonostante le rassicurazioni iniziali e l'obbligo di riferire ogni quattro mesi sull'andamento dei lavori, hanno avuto informazioni significative. Per non dire delle consultazioni con le associazioni ambientaliste (obbligatorie per disposizione della stessa legge delega) che di fatto non esistono. I testi sulle varie materie esistono ormai da mesi e non vengono trasmessi neppure ai soggetti titolati ad esprimere parere. Solo alcuni (pochi) dei 24 «saggi», voluti dal ministero dell'Ambiente come propria commissione Consultiva, sono stati coinvolti nella stesura materiale dei testi. E così mentre i testi top secret giravano nelle mani di pochi, è stata fatta qualche breve riunione che non è mai entrata nel vivo delle questioni. La Commissione dei «saggi» ha così avuto i testi, da altri redatti, solo venerdì 2 settembre e per la prima volta li ha affrontati e incredibilmente approvati, seppur in via generale ma senza alcun confronto di merito. Nei fatti poi si è operata una vera e propria esclusione di forme concrete di consultazione. Per carità, è giustissimo che in democrazia chi governa dia la propria linea, ma deve farlo dopo che ha messo chi ne ha diritto nelle condizione di potersi esprimere, di poter dare un contributo o (perché no?) una critica. Ben altro l'atteggiamento tenuto dal ministero dell'Ambiente nei confronti di altri soggetti, in particolare imprenditoriali, che ormai da mesi hanno avuto l'opportunità di un confronto avvenuto per iniziativa del ministero stesso. Per avviare un confronto aperto sugli aspetti più delicati di questo testo di legge, il WWF ha deciso di rendere pubblici gli schemi dei decreti legislativi che sono stati elaborati e di cui era venuto in possesso. Ieri così non solo sono stati pubblicati sul sito dell'Associazione (www.wwf.it), ma sono anche stati inviati a tutti Senatori e Deputati, alle Regioni, alle associazioni, ad esponenti della comunità scientifica. Incredibile che sia un'associazione a dare alle istituzioni testi di proposte di nuove norme elaborate dal Governo, clamoroso che sia un'associazione a rendere pubblico un dibattito che per sua natura dovrebbe essere tale e che le istituzioni dovrebbero comunque garantire. Data la mole del lavoro prodotto, e la complessità della materia, saranno necessari studi approfonditi. Da una prima lettura comunque si riscontra che in alcuni ambiti si è operato in eccesso di delega (cioè si è intervenuti in ambiti su cui il Governo non ha la delega del Parlamento) o in contrasto con Direttive dell'Unione Europea. Difficile dire quale sia la cosa più grave. Il WWF ha trovato gravissima la situazione che si prospetta dall'applicazione congiunta e parallela (in diritto si direbbe dal «combinato disposto») delle norme relative al danno ambientale e da quelle sulle bonifiche. Queste nuove norme avrebbero dovuto correttamente recepire la Direttiva Europea sulla «responsabilità ambientale» (Direttiva 200435Ce), in pratica si cancella o si indebolisce sino a renderla inefficace la norma che disciplina il danno ambientale. Viene definita una nuova procedura per le azioni di risarcimento del danno ambientale limitative rispetto alle norme ora in vigore, ed il tutto sembra scritto per alleggerire la responsabilità di chi provoca danni all'ambiente ed alla salute. Questa situazione appare ancor più preoccupante, nella sua possibilità di applicazione, se la vediamo alla luce delle nuove norme sulle bonifiche. Manca una chiara definizione del «responsabile» della bonifica e non si risolve il problema delle «responsabilità condivise» che hanno bloccato sino ad oggi gli interventi più complessi (si pensi a Marghera). Nelle maglie di queste disposizioni le possibilità di impunità aumentano. In tema di acque poi, il nuovo testo abroga e riscrive la legge in difesa del suolo (L. 18389), quella sulla tutela delle acque (L. 15299) e la «legge Galli» sugli acquedotti (L. 3694) e il quadro che appare è ben più confuso di quello precedente. Le nuove norme riscrivono poi le regole per tutte le attività umane che producono emissioni nocive o pericolose per la salute e per l'ambiente, adeguandole anche alle più recenti Direttive europee in materia. Poiché si tratta di attività industriali che possono, se non gestite correttamente, provocare gravi e drammatici casi di inquinamento, si dovrebbe stabilire pesanti sanzioni, soprattutto economiche, per chi non rispetta i limiti e le regole imposti dalla legge, ma su questo il Governo non ha (né aveva chiesto) delega, così le sanzioni rimangono quelle ridicole di prima, ma trasformate in euro. In tema di V.I.A. siamo di fronte ad un piccolo giallo: il Ministro ha dichiarato, dopo le prime osservazioni del WWF, che il testo presentato contiene errori che verranno modificati. Comunque, attenendoci al testo esistente, dobbiamo rilevare che anche nella V.I.A. si prevede una forma di silenzio assenso. Come si vede il quadro complessivo è di assoluta gravità, sia sul piano dei principi giuridici, che su quello procedurale che per il merito delle questioni La speranza del WWF è che finalmente si apra un dibattito vero sulle scelte del Governo in campo ambientale, che si discuta nello specifico di cosa l'introduzione comporterà, che per tempo si possa ragionare sulle conseguenze che alcune nuove norme provocheranno. La diffusione dei testi con le proposte delle nuove norme costituisce un gesto di civiltà, teso ad evitare che tutti siano messi di fronte ad un fatto compiuto di fronte al quale possano esprimere un parere. Segretario Aggiunto WWF Italia sabato 10 settembre 2005
Ambiente, lo scandalo della legge top secret
Il governo sta riscrivendo la normativa ambientale del paese con una legge delega, ma la procedura è stata segreta e non ha consentito una consultazione adeguata con le associazioni ambientaliste e le istituzioni. I testi dei nuovi provvedimenti legislativi sono stati pubblicati solo di recente e sono stati approvati dalla Commissione dei saggi senza confronto di merito. Il WWF ha deciso di rendere pubblici gli schemi dei decreti legislativi e ha criticato la situazione, che include la possibilità di applicazione di nuove norme che indeboliscono la responsabilità ambientale e aumentano le possibilità di impunità.
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