La presidente dell'associazione Lidia Fersuoch lancia l'allarme «Rendano pubblico l'accordo tra privati sulla Piazza» Due grandi edifici e una rotonda in metallo e vetro nei Giardinetti reali, accanto alla Cofehaus progettata da Lorenzo Santi nel 1815. A pochi passi da piazza San Marco. Fa discutere il nuovo assetto dell'area dei Giardinetti, che in questi giorni prende forma con l'edificazione dei nuovi edifici. Italia Nostra grida allo scandalo, e annuncia iniziative anche giudiziarie. Ma gli interventi risultano autorizzati dalla Soprintendenza e approvati dal Comune. «Stupore e scandalo a cui ormai i veneziani si stanno abituando», sbotta Lidia Fersuoch, presidente della sezione veneziana di Italia Nostra, «dal pesante intervento di restauro del Fontego dei Tedeschi con la costruzione di un piano aggiunto in vetro e cemento ormai ci possiamo aspettare qualunque cosa». Italia Nostra punta adesso il dito sul nuovo intervento. Frutto di un accordo avviato nel 2015 dall'allora commissario del Comune, il prefetto Vittorio Zappalorto, proseguito dall'amministrazione Brugnaro. Lo spazio pregiato e strategico dei Giardinetti Reali dato in concessione alla Venice Gardens Fundation dell'industriale torinese Rebaudengo. Interventi di restauro e rifacimento delle parti metalliche e lapidee. Con la costruzione dei tre nuovi edifici che dovrebbero ospitare, secondo il progetto, «servizi per il pubblico e attività culturali di ricerca». «Per un canone annuo di 28 mila euro, 2.300 euro mensili», scrive la presidente dell'associazione, «cioè come un appartamento di lusso, la Venice Gardens Fundation ha avuto in concessione per 19 anni la Palazzina santi e i Giardinetti reali. Nella palazzina la fondazione potrà allestire una Coffee House, attività in quel luogo molto redditizia». «Solo l'antipasto», prosegue la nota di Italia Nostra, «a quello che arriverà nelle Procuratie vecchie in Piazza San Marco, sempre a opera delle Generali che si sono in quel caso affidate a un archistar per realizzare un nuovo auditorium». Italia Nostra ricorda anche il libello di una scrittrice veneziana, Paola Somma. «Le Generali sono diventate mecenate dei mecenati», scrive. Nel progetto è previsto anche il restauro del ponte Levatoio della Zecca e un nuovo collegamento anche pedonale con l'attigua piazza San Marco. «I Giardini reali», dice la presidente di Italia Nostra, «potrebbero diventare presto una prestigiosa porta d'acqua per le Generali». L'associazione chiede adesso al Comune di rendere pubblico l'accordo tra Fondazione Venice Gardens e le Generali firmato nel 2016. «Un bene pubblico di rara bellezza, protetto e vincolato», continua l'esponente ambientalista, «che deve essere fruibile e sotto il controllo dei cittadini». I lavori per la nuova serra dei Giardini intanto procedono a ritmo serrato. Entro un mese i nuovi edifici dovrebbero essere finiti. Si provvederà, come scritto nel cronoprogramma della Fondazione, a piantare «nuove essenze arboree» all'interno dei Giardinetti. L'inaugurazione della nuova struttura, con la benedizione di Comune, Demanio e Soprintendenza, è prevista per fine novembre. L'area apparirà alquanto diversa da come se la ricordano i veneziani meno giovani. Luogo di passeggiate nel verde con vista sul Bacino San Marco. Vista oggi occlusa da bancarelle e taxi.