Silurata per email, senza alcun preavviso né una motivazione fondata, come nella più cinica delle multinazionali. Peccato che la lettera di licenziamento sia partita dal ministero per i Beni e le attività culturali. Così, dall'oggi al domani, la direttrice tedesca della Galleria dell'Accademia di Firenze, Cecilie Hollberg, si è ritrovata a spasso per effetto della riforma di Alberto Bonisoli, che ha tirato una riga sull'autonomia amministrativa dei "super-musei" e sui poli museali regionali. A esprimere solidarietà «umana e professionale» alla collega "cancellata" sono quindici direttori-manager su venti (anzi, diciannove spuntando il nome della Hollberg), attraverso una lettera-appello pubblicata dalla Repubblica.Tra loro anche il direttore austriaco del Palazzo Ducale di Mantova, Peter Assmann, pure lui a fine corsa, che conferma: «Lo stile con il quale Cecilie Hollberg è stata licenziata, per email, è inaccettabile e non realizza il dettato costituzionale che afferma il valore del lavoro. Insieme agli altri direttori abbiamo quindi deciso di dare un segno, di esprimere solidarietà e supporto a una collega che, come tutti noi, ha lavorato come una matta per quasi quattro anni, ottenendo risultati enormi sia a livello economico sia sotto il profilo scientifico. Un'ottima direttrice alla quale è stato brutalmente comunicato "da domani il tuo museo non è più autonomo, quindi vai via". E visto che i sindacati non hanno reagito, ci abbiamo pensato noi ad alzare la voce. Ma davvero volete un Stato che agisce così? Mi auguro che il prossimo Governo dedichi alla cultura l'attenzione che merita».«Pur non volendo entrare nel merito delle recenti modifiche all'organizzazione del Mibac -- si legge nella lettera-appello firmata dai 15 direttori-manager -- si rimane interdetti di fronte alla rapidità con la quale si è deciso di attuare la nuova riforma, facendo decadere anzitempo (il contratto scade a ottobre, ndr) la collega Hollberg dal suo incarico senza trovare il tempo di un incontro per discutere le prospettive dell'Accademia una volta privata dell'autonomia o per comunicare di persona alla Direttrice le deliberazioni assunte, che incidono così radicalmente sul museo da lei guidato, oltre che sui destini personali. E in tal senso risulta doveroso ricordare anche il trattamento simile ricevuto dai colleghi Valentino Nizzo e Simone Quilici, rispettivamente già direttori del Museo Etrusco di Villa Giulia e del Parco Archeologico dell'Appia Antica».Se nella loro lettera i quindici super direttori non entrano nel merito della riforma Bonisoli, Assmann non ha remore a bollarla come «controriforma». «È tutta sbagliata - denuncia il direttore uscente del Ducale - e lo dico da professionista che per decenni ha lavorato sul campo, come tanti altri colleghi. Ognuno di noi ha portato la sua esperienza in Italia per volontà di una parte politica che aveva approvato una riforma per far evolvere il sistema (il riferimento è al decreto musei dell'allora ministro Franceschini, ndr). Adesso quella riforma è stata abolita e la cosa mi lascia un gran dispiacere, occorre discutere se gli italiani vogliono pagare di più per una burocrazia che produce soltanto carta». Una burocrazia che degli storici dell'arte non sa che farsene: «Tanto vale scegliere i dirigenti tra avvocati e contabili. Non si parla più di progetti, restauri, rapporti tra musei, pubblicazioni». Tutto chiacchiere e scartoffie. --Igor Cipollina
Gazzetta di Mantova
27 Agosto 2019
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MANTOVA - Assmann a testa bassa contro Bonisoli e la sua controriforma
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