VENEZIA. Fino a qualche giorno fa l'entrata in vigore del decreto Bonisoli aveva destato perplessità, per non dire sconcerto. L'ipotesi di un polo museale lombardo veneto con 29 musei e monumenti, dell'accorpamento di Ca' d'Oro alle Gallerie dell'Accademia e di un accentramento di poteri a Roma, non era stato accolto con grande entusiasmo, anzi. Ora, con il Mibac tornato in mano a Dario Franceschini, tutto può svanire in un attimo. Il nuovo ministro avrebbe infatti il potere di sterilizzare il decreto ministeriale del suo predecessore e di riprendere le fila di un processo iniziato l'anno scorso e poi interrotto o, quantomeno, rivisto in modo discutibile.Lo scorso 9 giugno sulla Gazzetta Ufficiale era stato pubblicato infatti il decreto di riorganizzazione del Ministero, entrato in vigore il 22 agosto. Si tratta però di decreti ministeriali o di decreti del Presidente del consiglio dei ministri, non di leggi. Questo significa che il prossimo ministro della Cultura potrebbe decidere di cancellarli e mandare in fumo la cosiddetta riforma Bonisoli, riforma chiamata anche (e non a caso) controriforma, volta cioè a smantellare il lavoro iniziato dal "primo" Franceschini.Tra gli aspetti contestati della riorganizzazione di Bonisoli, in vigore da pochi giorni, ci sono vari punti contestati. Primo tra tutti l'accorpamento dei poli museali con un unico direttore con sede a Venezia. Questa nuova configurazione, unita a un incentivo a creare fondazioni e a collaborare con privati, ha destato perplessità per la gestione dei musei periferici. Come ha dimostrato La Nuova Venezia con un servizio su Villa Pisani, i musei lontani dalle città sono a volte quelli che rischiano di essere più abbandonati.Un altro punto contestato è l'accentramento di tutte le decisioni a Roma, aspetto che per esempio Franceschini non aveva contemplato. Un esempio sono i prestiti all'estero: con l'ex ministro la decisione spettava ai direttori di musei, mentre con l'attuale decreto decide Roma.Terzo punto considerato negativo: la nascita dei Segretariati distrettuali e l'abolizione delle Commissioni regionali per il patrimonio culturale (Corepacu) che servivano per decidere a livello regionale e in tempi stretti come vincolare un bene. Il quarto aspetto criticato era quello dei superpoteri del segretario generale, in questo caso l'attuale Giovanni Panebianco.Insomma, con il ritorno di Franceschini, il vento può cambiare di colpo e il lavoro svolto da Bonisoli svanire in un soffio. A quel punto sorgono già delle domande: i dirigenti dei poli museali di Veneto e Lombardia, rispettivamente Daniele Ferrara ed Emanuela Daffra, che hanno di colpo perso l'incarico per lasciare posto all'arrivo del direttore unico, verrebbero ripristinati? Per adesso tutto è possibile e anche il destino dei Beni culturali dipenderà dalle prossime mosse politiche. --Vera Mantengoli
La Nuova Venezia
5 Settembre 2019
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Polo museale lombardo veneto all'esame di Franceschini
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