Cambia il viaggio nella pittura veneta.Lavori di consolidamento e impianti rinnovati, recuperato l'allestimento di Scarpa e valorizzata "La Tempesta" di Giorgione Roberta De Rossi 30 Agosto 2019 C'è la stanza-scrigno, con le fantasmagoriche visioni di Jheronimus Bosch: i tre polittici "veneziani" riuniti come mai prima. Gli unici in un museo pubblico italiano. Subito dopo, la sala del Giorgione: il visitatore può catturare con un solo colpo d'occhio l'iconica "Tempesta", la "Vecchia" e il "Concerto", allineati su un pannello. E, ancora, i saloni con le opere di Veronese, Tintoretto, Tiziano, illuminati da grandi lucernari: con il passare delle ore, la luce naturale lascia il posto a quella tecnologia e diffusa dei led. Non bastasse, ecco la nuova sala con i grandi teleri belliniani della Scuola Grande di San Marco: per la prima volta l'uno accanto all'altro, quasi ad avvolgere con il narrare la storia chi li guarda. Le Gallerie dell'Accademia si presentano (in parte) rinnovate, con ambienti restaurati, impianti ammodernati e un racconto delle opere d'arte capace di rendere godibile a chiunque la visita: alla persona appassionata, a chi cerca solo "La Tempesta", alla mente curiosa di apprendere. Non ancora un percorso completato, ma una prima tappa essenziale, con la consegna delle sale dalla VI alla XI, che ospitano le opere dei grandi pittori veneti del Cinquecento: si tratta della prima tappa (di quattro) di un intervento di consolidamento, rinnovamento tecnologico, recupero della trama dell'allestimento che l'architetto Carlo Scarpa aveva pensato negli anni Cinquanta, tra intonaci crema, verdi, grigi che nel tempo erano stati cancellati, scrostati. E una nuova disposizione delle opere, per una narrazione più coinvolgente. Un progetto finanziato dal ministero per i Beni culturali con 9 milioni di euro, 2 dei quali investiti in questo primo lotto di lavori, durati oltre 2 anni sotto la cura dell'architetto Luigi Girardini (responsabile unico del procedimento per conto del Segretariato regionale Mibac Veneto) e la direzione dei lavori dell'architetto Ilaria Cavaggioni, funzionaria della Soprintendenza Belle Arti di Venezia. Alla consegna delle sale recuperate e rinnovate, ha potuto così far seguito il nuovo allestimento delle opere, secondo il progetto scientifico curato da Roberta Battaglia, Giulio Manieri Elia e Paola Marini. Ieri la presentazione, alla presenza del ministro per i beni culturali Alberto Bonisoli. «Abbiamo l'orgoglio di essere intervenuti in una delle parti essenziali del museo, creando un nuovo percorso narrativo per un pubblico non solo d'élite, per le opere del Cinquecento», racconta il neo direttore delle Gallerie, Giulio Manieri Elia, «diversificato per interessi e per lingue, con schede di accompagnamento alle opere in italiano e inglese, capaci di raccontare l'opera, l'artista, il contesto in maniera accessibile. Una prima tappa sostenuta dal ministero, che proseguirà con l'intervento già in corso nell'Ala Palladiana e con il riallestimento dei due saloni al piano terra - recuperati grazie al contributo di tre comitati privati - per dare finalmente il respiro che meritano alle opere dei Sei e Settecento. Questo è un museo statale di grande esempio di ottimi rapporti pubblico-privati». «Mi piace la luce, mi piacciono gli intonaci, l'acustica», commenta il ministro Bonisoli, alla sua quarta visita alle Gallerie, «un modo diverso di vivere, di stare in mezzo a capolavori: sono sempre stati qui, ma così è più facile goderli, trovare piacere nel guardarli e nel capire quello che è stato il percorso artistico che è stato a Venezia in quegli anni. Non è finita, una prima tappa importante, ora toccherà alla seconda, perché tutte le Gallerie dell'Accademia divengano un museo all'altezza dei tesori che sono qui conservati». Intanto, tra 45 giorni l'inaugurazione di booksop e nuova biglietteria. «Questa bellissima mostra si accoda a tutto quello che è l'offerta culturale a Venezia», interviene la vicesindaca Luciana Colle, «insieme a tutte le istituzioni culturali e strutture museali, come i Musei Civici, che danno la possibilità a chi viene in città di avere ulteriore spunto di riflessione. Dobbiamo pensare ad un turismo culturale: la cultura deve rivestire un ruolo importante nell'offerta turistica di Venezia». Dentro, la meraviglia conquista gli occhi di chi l'ammira. Fuori, la folla dei turisti continua a sciamare per la città, sempre più numerosi. Vanno conquistati alla bellezza.
La Nuova Venezia
30 Agosto 2019
VENEZIA. Gallerie dell'Accademia, nuova luce: mai come prima
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