L'associazione Italia Nostra non vede di buon occhio il ritorno del turismo nelle competenze del Ministero dei Beni Culturali. Secondo Mariarita Signorini, presidente nazionale di Italia Nostra, il cambio di governo che ha riportato Dario Franceschini al MiBAC con la delega del turismo impone una riflessione sul rapporto tra turismo, valorizzazione e tutela dei beni culturali. "Nei 14 mesi precedenti, il ministro uscente Alberto Bonisoli", dichiara Signorini, "si è dimostrato pronto a tutelare i nostri Beni Culturali contro svariati progetti di 'valorizzazione' poco opportuni: come, per esempio, l'ampliamento di Palazzo dei Diamanti, gli eccessi dell'illuminazione a Led nei centri storici, il McDonald a Caracalla o la ruota panoramica a Pompei. Seppure il riordino del MiBAC voluto da Bonisoli sia subito apparso come un provvedimento affrettato e poco comprensibile, per altri aspetti il Ministro si è speso validamente e personalmente per apporre vincoli su paesaggi e beni che altrimenti rischiavano di essere distrutti". Il ritorno di Franceschini, secondo Signorini, lascia invece intendere che nelle politiche culturali dello Stato ci sarà un'inversione di tendenza. L'accorpamento del turismo all'agricoltura alla nascita del governo giallo-verde era stato allora salutato da Italia Nostra come una buona notizia perché, sottolinea Signorini, "finalmente ridava dignità ai Beni Culturali e recuperava l'originaria vocazione educativa voluta da Spadolini al momento dell'istituzione del Ministero". Poi l'affondo: "l'abbinamento di beni culturali e turismo", spiega la presidente di Italia Nostra, "è frutto dell'idea che i monumenti siano una sorta di giacimento da sfruttare: un'idea aberrante che accomuna la cultura al petrolio. Italia Nostra si augura che il Governo non voglia di nuovo accorpare il Turismo al MiBAC, anche per i costi che il cambio di denominazione comporterebbe. Forse il ministero più indicato sarebbe quello per lo Sviluppo Economico, perché riconoscerebbe finalmente al settore turistico, che genera il 5 del PIL e oltre il 6 degli occupati del Paese, il valore di 'industria' vera e propria". Italia Nostra ribadisce poi che gli utili della cultura "sono principalmente sociali: conteggiarli con gli indicatori del PIL significa sminuire il valore dell'immenso patrimonio culturale italiano. Tutelarlo e trasmetterlo alle generazioni future è un obbligo morale non sono verso i nostri concittadini ma verso il mondo intero. Un mondo sconcertato che vede ancora transitare le Grandi Navi in Laguna, quando tutti sappiamo quanto questo distrugga il delicato equilibrio di Venezia. Proprio questo caso, nella sua sconvolgente cecità, è un esempio di 'valorizzazione' assolutamente negativa. Quando un'intera nazione si piega all'industria turistica di massa e accetta di deturpare e mercificare il proprio patrimonio senza riuscire a elaborare un'alternativa politica che trattenga sul territorio almeno una parte degli enormi utili delle multinazionali e non trasformi le città d'arte in tristi Luna Park di friggitorie e paccottiglia, il futuro non lascia presagire nulla di buono". Infine, conclude Signorini, "l'Italia ha le capacità culturali e scientifiche per elaborare una nuova e originale politica che offra al turista un'esperienza formativa ed emozionale alternativa al 'turismo selfie'. Ci auguriamo quindi che in questo mandato e grazie alla delega al Turismo, il Ministro Dario Franceschini promuova finalmente una riflessione tra tutti gli operatori culturali italiani su come affrontare il turismo di massa in Italia, anche in vista del significativo incremento dei flussi previsto all'Organizzazione Mondiale del Turismo".
Finestre sull'Arte
7 Settembre 2019
Abbinare il turismo ai beni culturali? Italia Nostra: "idea aberrante. Dovrebbe stare con lo Sviluppo Economico"
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