Con rammarico assistiamo a una campagna virulenta e catastrofista nei confronti del disegno di legge di riforma urbanistica, alla cui stesura gli scriventi sono risultati fortemente impegnati. "Cemento nei centri storici", "Vincoli cancellati", "Esperti in rivolta", "Ecomostri sul mare e ville abusive". Questi alcuni dei titoli con i quali "Repubblica" ha dato risalto alle tesi di alcuni oppositori della riforma, tutti, in qualche modo, stranamente, ma non dichiaratamente, legati a Legambiente Sicilia. Se è lecito avere opinioni diverse e manifestarle, tuttavia non può essere consentito a nessuno di raccontare cose non vere, con l'aggravante di influenzare l'opinione pubblica al fine di non modificare lo status quo. Si premette che nel 2003 la direzione urbanistica dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente stipulava tre distinte convenzioni con la facoltà di Architettura di Genova e con le facoltà di Architettura e di Ingegneria di Palermo. I responsabili scientifici erano i sottoscritti. Scopo delle convenzioni era quello di pervenire a un documento di "linee guida per la riforma urbanistica siciliana", anche al fine di dare sostegno formale e normativo al lavoro di redazione del piano urbanistico regionale già attivato. L'assessore Cascio, insediatosi nel settembre 2004, ritenendo prioritario un disegno di legge sulla riforma urbanistica, attivava un comitato tecnico scientifico chiamando a farne parte oltre ai sottoscritti il professore Giorgio Mirenda dell'Università di Reggio Calabria e i dirigenti più esperti della direzione urbanistica. Per evitare che questo «linciaggio» continui, i sottoscritti tengono a precisare alcune cose. Il disegno di legge prima di essere approvato dalla giunta di governo è stato condiviso dal Comitato unitario delle professioni (in rappresentanza di ingegneri, architetti, geologi, agronomi). Nessuno di coloro che hanno concretamente lavorato alla definizione del ddl può essere accusato di «appartenenze» di alcun genere, né peraltro ha ricevuto alcun compenso per il lavoro svolto. L'unica appartenenza che può essere attribuita ai membri del comitato è alla disciplina urbanistica «impegnata», sui fronti dell'insegnamento o della amministrazione attiva del territorio. Nessun timore dunque sul futuro dei nostri centri storici dal momento che nessuna delle norme di tutela in atto vigente è stata abrogata. Nessuno scempio costiero o ecomostro viene validato dalle nuove norme, dal momento che il regime dei vincoli in atto vigente permane, non modificato, sino alla formazione del piano provinciale in cui si assommano le varie tipologie di vincolo (archeologico, paesistico, geologico, agricolo-forestale, idro-geologico) con effetto moltiplicatore sul regime dei suoli. Si tratta in sostanza dello stesso meccanismo previsto qualche anno fa dalla legge Galasso, che ha oggettivamente comportato un importante avanzamento ai fini della tutela attiva dei beni naturalistici e paesaggistici in Italia. Di più, nel ddl si prevede che, ove non venga approvato il piano provinciale nel termine di due anni dalla entrata in vigore della legge, il regime vincolistico non solo non decade, ma si inasprisce ulteriormente, raddoppiando la sua estensione (il limite della fascia costiera inedificabile passa dagli attuali 150 metri a 300 metri). Nessuna sanatoria di ecomostri o di ville abusive è prevista dalle norme, né in maniera esplicita, né in maniera surrettizia. Nessuno dei detrattori ha rilevato che nella proposta di legge viene fatto esplicito divieto di apportare varianti urbanistiche in zona agricola ovvero che, prima della approvazione dei piani provinciali, è vietato apportare qualsiasi modifica all'interno dei centri storici, con esplicito divieto di qualsiasi demolizione. Per quanto riguarda la presunta sottrazione di autonomia agli enti locali, è una cosa non vera; al contrario, l'ente locale ha, nella nuova legge, la più completa autonomia decisionale, dalla formazione sino all'approvazione del proprio strumento urbanistico. Che poi ci sia ancora qualcuno che possa sostenere che le commissioni edilizie comunali ed il Cru (esistenti ormai solo in Sicilia) siano l'ultimo baluardo contro lo scempio e il degrado del territorio appare francamente risibile e non merita alcun commento. A tal riguardo, comunque, si precisa che il ddl prevede che i nuovi strumenti urbanistici siano approvati da apposite Conferenze di servizio, delle quali faranno parte gli stessi enti (sovrintendenza, genio civile, assessorato Territorio e ambiente) che oggi compongono il Cru, più i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e culturali. Si ribadisce, infine, in uno spirito costruttivo e di collaborazione, la più completa disponibilità a un pubblico confronto, tra esperti del settore di comprovata esperienza. Esso servirà se non altro a far conoscere il testo del progetto di legge, dal momento che coloro che sin qui hanno lanciato anatemi contro la legge non si sono neppure curati di procurarselo e hanno fatto riferimento a una versione di lavoro, in alcune parti sensibilmente diversa rispetto a quella definitiva, approvata dalla giunta di governo. Bruno Gabrielli, docente dell'Università di Genova, Giuseppe Gangemi e Giuseppe Trombino, docenti dell'Università di Palermo
SICILIA: Riforma urbanistica l'ambiente è protetto
Un gruppo di esperti di urbanistica, tra cui professori e dirigenti della direzione urbanistica, ha lavorato insieme per creare un disegno di legge di riforma urbanistica in Sicilia. Il disegno di legge è stato condiviso con il Comitato unitario delle professioni e non prevede la sottrazione di autonomia agli enti locali. Al contrario, l'ente locale ha una maggiore autonomia decisionale nella formazione e nell'approvazione del proprio strumento urbanistico. Il disegno di legge prevede anche la formazione di Conferenze di servizio per l'approvazione dei nuovi strumenti urbanistici.
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