La prima traccia della loro presenza a Firenze è datata 1761. Forse dono di qualche ambasciatore al granduca. O omaggio della comunità ortodossa di Livorno a Francesco Stefano di Lorena, che aveva autorizzato la costruzione in città della chiesa di rito ortodosso. Delle icone sacre, provenienti dalla Russia, di lì in poi si persero le tracce. Dopo qualche anno, nel 1796, iniziò una diaspora. Dagli Uffizi finirono per la maggior parte depositate prima alla villa medicea di Castello, dove rimasero fino all'inizio dello scorso secolo, per esser poi spostate all'Accademia nel 1958. Per 10 anni poi furono custodite a Palazzo Pitti. Per poi tornare di nuovo all'Accademia e dopo ancora agli Uffizi. Ora quelle 78 icone sacre - che compongono la più antica collezione del genere al mondo al di fuori della Russia - hanno trovato finalmente casa. E dopo la fine dei lavori, prevista entro Natale, saranno ospitate a Palazzo Pitti, entrando a far parte dell'allestimento permanente. Le immagini sacre occuperanno quattro grandi sale affacciate sul cortile al piano terra e decorate con affreschi dei Seicento. "C'è un filo rosso che unisce, attraversando la storia, la Russia all'Italia, ed in particolare Firenze - ha spiegato il direttore degli Uffizi Eike Schmidt - Ad esempio, sulle rovine della residenza medicea di Pratolino i Demidoff fecero costruire la loro magnifica villa. L'importantissima raccolta di icone degli Uffizi è una precoce testimonianza di questo legame, e finalmente, per la prima volta, essa potrà essere ammirata nel suo splendore - e nella sua completezza - dai turisti di tutto il mondo". Sarà possibile ammirare i due pannelli che compongono il Menologio, ossia il calendario delle festività religiose ortodosse divise per semestri, da settembre a febbraio e da marzo a gennaio: ogni icona si compone di venti file orizzontali con scene sacre e e figure di santi, ciascuna identificata da un'iscrizione. In mostra anche l'icona con Santa Caterina d'Alessandria in cui la principessa martire è raffigurata con attributi molto simili a quelli dell'arte occidentale: la palma e la ruota del martirio, i libri e la sfera armillare che alludono alla sua vasta conoscenza. L'opera è attribuita all'atelier del Palazzo dell'Armeria, la bottega che lavorava alla corte dello zar nel palazzo del Cremlino a Mosca, ed è affinite allo stile di Kirili Ulanov, uno dei più noti maestri dell'atelier moscovita fra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo. I visitatori potranno vedere poi anche l'icona più antica raffigurante la Madre di Dio e quella con la Decollazione del Battista. Entrambe arrivate a Firenze durante l'epoca dei Medici: le due icone facevano parte degli oggetti liturgici conservati nella cappella delle Reliquie a Palazzo Pitti già nel 1639, al tempo del regno di Ferdinando II de' Medici e della sua consorte Vittoria della Rovere. Le sale che verranno dedicate alle icone russe non sono mai state interamente e permanentemente aperte al pubblico. Le pareti e i soffitti affrescati nel '600 saranno valorizzati dall'allestimento curato dall'architetto Mauro Linari, che ha ideato un percorso con teche leggerissime e in armonia con l'ambiente. Da dicembre, con l'apertura ufficiale, sarà regolarmente visibile anche un altro spazio, finora accessibile solo saltuariamente nell'ambito di eventi ed occasioni speciali: la Cappella Palatina, con gli affreschi ottocenteschi di Luigi Ademollo ed il suo antico organo.
la Repubblica
2 Settembre 2019
Firenze, a Palazzo Pitti una nuova casa per 78 icone russe
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