Anticipati con un blitz informatico gli schemi dei decreti del governo. E scoppia la polemica ROMA Con un inconsueto blitz informatico all'insegna della trasparenza, il Wwf ha anticipato ieri sul proprio sito Internet gli schemi dei decreti legislativi rimasti finora riservati con cui il ministero dell'Ambiente si appresta ad attuare la controversa legge delega per il riordino di tutta la normativa in materia. E contemporaneamente li ha inviati al Parlamento, agli amministratori locali e alla comunità scientifica, suscitando un coro immediato di reazioni e di proteste. Il fronte ecologista scende così in guerra compatto contro quello che viene considerato un "golpe verde" ai danni dell'ambiente e della natura, ma soprattutto della salute dei cittadini. Sono cinque i capitoli fondamentali in cui si articola l'intervento governativo: difesa del suolo e tutela delle acque; inquinamento atmosferico; danno ambientale; procedura di VIA (valuta-zione di impatto ambientale); rifiuti e bonifiche. In attesa della nuova disciplina sui parchi e sulle altre aree protette, non ancora pronta, si tratta evidentemente di una riforma o meglio, di una controriforma dell'intero settore, in nome di una presunta semplificazione. Ma in realtà, come avvertono i responsabili del Wwf, «orale leggi ambientali rischiano di diventare ancora più complicate e i più furbi potranno violare le norme comunitarie». Fin dall'inizio le associazioni ambientaliste avevano contestato l'approvazione di questa legge, osservando che espropria il Parlamento dei suoi poteri e affida una delega in bianco al governo, più precisamente a una commissione di 24 "saggi" nominati dal ministero con funzioni consultive. Nel dicembre 2004, avevano chiesto poi al ministro Altero Matteoli di discutere e concordare i termini di una consultazione, prevista dalla stessa legge e perciò obbligatoria, per avviare un confronto a tutto campo. Ma sono state convocate al ministero soltanto il 22 luglio scorso, senza ricevere peraltro alcun testo o bozza dei decreti legislativi. Di fatto, non s'è svolta quindi nessuna consultazione e alla fine Matteoli ha comunicato che avrebbe fornito i testi soltanto dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, cioè a giochi ormai fatti. Nel frattempo, il ministro ha ritenuto opportuno invece aprire un confronto con le organizzazioni imprenditoriali e in particolare con Confindustria. Gli stessi "saggi" si sono riuniti tre o quattro volte e la commissione in quanto tale ha ricevuto i testi completi dei decreti venerdì 2 settembre, per approvarli in tutta fretta dopo appena tre ore di riunione mercoledì scorso (con due voti contrari e un astenuto). E il peggio è che i provvedimenti sono stati inoltrati ai ministeri competenti ancor prima che la medesima commissione si esprimesse. A prima vista, i testi dei decreti appaiono in alcuni casi formal-mente corretti e corrispondenti alle normative comunitarie. Ma le "crepe" ministeriali, secondo gli esperti del Wwf, non sfuggono a un esame più attento e approfondito. Vediamo in sintesi, capitolo per capitolo, il "cahier de doléances" degli ambientalisti. DANNO AMBIENTALE. Il decreto dovrebbe recepire la direttiva europea sulla "responsabilità ambientale" del 2004, ma in pratica cancella completamente la norma che disciplina il danno ambientale, la responsabilità e il conseguente risarcimento, contenuta nell'articolo 18 della legge 349 del 1986, senza sostituirlo con nuove regole più adeguate all'evoluzione della giurisprudenza degli ultimi vent'anni e appunto alla disciplina comunitaria. Gli ambientalisti considerano poi particolarmente grave il fatto che alle Regioni e agli altri enti locali venga assegnato un "ruolo marginale", con un rafforzamento di quello del governo e in particolare dei prefetti. BONIFICHE. Anche in questo testo, a giudizio del Wwf, manca una chiara definizione del "responsabile" della bonifica. Il provvedimento, inoltre, "prevede l'autocertificazione che se accolta nella fase iniziale chiude il procedimento dell'autorità pubblica", impedendo cioè qualsiasi verifica o accertamento ulteriore. RIFIUTI. Nel decreto legislativo, sono apparentemente abrogate le leggi italiane già contestate dall'Europa. Ma gli ambientalisti sostengono che poi le stesse norme vengono riproposte in forme mascherate e difficilmente individuabili, se non dagli addetti ai lavori. ACQUE. Pur attuando finalmente la direttiva del 2000 sulla tutela delle acque, non si definisce correttamente il cosiddetto "distretto idrografico", preferendo una delimitazione giuridico-amministrativa rispetto a una geofisica. E ciò impedisce di valutare anche la presenza di acque sotterranee. Né si provvede ad armonizzare i piani idrici con i piani regolatori. INQUINAMENTO. Il decreto avrebbe dovuto riscrivere le regole per tutte le attività che producono emissioni nocive o comunque pericolose per la salute e per l'ambiente. E invece, come si legge nel testo, chi "inizia a costruire o esercisce un impianto in assenza della prescritta autorizzazione" o anche "dopo l'ordine di chiusura dell'impianto , sarà punito "con la pena dell'arresto da due mesi a due anni o con l'ammenda da 258 a 1.032 euro". Chi non rispetta i limiti di emissioni stabiliti dalle autorizzazioni, "rischia" fino a un anno di arresto o il pagamento di 1.032 euro. VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE. Prevista da una direttiva europea del'97, la procedura di VTA mira a individuare e valutare caso per caso gli effetti diretti o indiretti di ogni progetto sull'uomo, sulla natura, sull'aria e sull'acqua. Tutto questo, secondo il Wwf, viene praticamente cancellato con il nuovo decreto: tutta la pro-cedura, compresa la partecipazione del pubblico con osservazioni e proposte, si deve concludere entro 90 giorni dalla pubblicazione del progetto. Trascorso questo termine, la valutazione passa al Consiglio dei ministri (che quasi sempre è lo stesso proponente delle "grandi opere") e se neanche questo decide, passati altri 60 giorni, il progetto viene comunque approvato.
Ambiente, ecco la legge il Wwf: "Un golpe verde"
Il governo ha anticipato ieri sul proprio sito Internet gli schemi dei decreti legislativi che si appresta ad attuare la controversa legge delega per il riordino di tutta la normativa in materia ambientale. I decreti, che sono stati inviati al Parlamento, agli amministratori locali e alla comunità scientifica, sono stati oggetto di una polemica immediata e di proteste. I decreti si articolano in cinque capitoli: difesa del suolo e tutela delle acque; inquinamento atmosferico; danno ambientale; procedura di valutazione di impatto ambientale; rifiuti e bonifiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo