Il direttore degli Uffizi e la controriforma Bonisoli: «Centralismo? No, se i poteri dei Cda restano a me» Il trattamento ricevuto da Cecilie Hollberg da parte del ministero dei Beni Culturali? «Da parte mia c'è la massima solidarietà umana». Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, che grazie alla riforma Bonisoli hanno assorbito la Galleria dell'Accademia, commenta così la defenestrazione della collega. E sul perché non abbia sottoscritto la lettera firmata da dodici direttori dei principali musei italiani per manifestarle solidarietà, chiama in causa «l'aspetto istituzionale»: «Dato il fatto che noi, come Gallerie degli Uffizi, siamo coinvolti al cento per cento in questa decisione del governo, è chiaro che non sono nella posizione di firmare lettere». Schmidt lascia capire che vorrebbe restare a Firenze, che non andrà a Vienna se il nuovo ministro lo confermerà alla guida degli Uffizi («Non dipende da me, ma dal ministro. La mia posizione è la stessa che ho manifestato alcune centinaia di volte»). Eppure appena sei giorni fa, al Financial Times aveva dato un giudizio severo della riforma Bonisoli, aggiungendo che «il mio tempo qui si sta esaurendo». A fargli cambiare idea potrebbe essere stata una novità, che lui stesso anticipa e che allontanerebbe i timori di accentramento nelle mani del governo: «Aspettiamo le circolari attuative, ma a quanto pare le funzioni del Cda non verranno trasferite a Roma, ma al contrario verranno messe sulle spalle dei direttori. Questo lavoro diventa di una responsabilità molto più elevata. Di questo però sono sereno». Schmidt non sembra turbato neppure per il rafforzamento del ruolo dei comitati scientifici dei musei («È modificato poco rispetto a prima») e ora si limita a sollevare obiezioni su un unico aspetto della riforma, quello dei prestiti internazionali delle opere d'arte: «Negli anni '80 c'erano grandi polemiche quando i prestiti internazionali furono gestiti dai politici spiega Serve un elenco delle opere non prestabili. I capolavori assoluti che abbiamo non devono essere spostati, tranne per motivi veramente importanti e in casi eccezionali, cioè magari una volta ogni cento anni. Ma forse nemmeno». Col prossimo ministro dei beni culturali, chiunque sarà, Eike Schmidt spiega che «c'è punto molto importante da portare al tavolo sin da subito: la realizzazione dell'uscita degli Uffizi, l'uscita Maffei Isozaki». Il direttore, pur nell'incertezza di questa fase politica e tra i tanti dubbi sull'applicazione della riforma, manifesta incrollabile ottimismo. E il principale motivo sembra essere la «riunificazione» delle Gallerie degli Uffizi con la Galleria dell'Accademia e il museo di San Marco, ora sotto la sua diretta responsabilità. Così, giura di stare lavorare «giorno e notte» con funzionari e tecnici per il piano di rilancio: «L'aria condizionata è solo una delle problematiche dell'Accademia dice Basta andare in via Ricasoli per accorgersene (Schmidt si riferisce alle lunghe code in strada, ndr). Abbiamo avuto problemi analoghi anche agli Uffizi, utilizzeremo gli stessi strumenti». Quanto a San Marco «è uno dei musei più importanti al mondo, ma ha solo 140 mila visitatori all'anno, aveva molti più visitatori negli anni'90. Abbiamo trovato lavori lasciati interrotti nel 2015. Non è colpa di funzionari e dirigenti, ma della mancanza di fondi. Ma ora c'è l'opportunità di rendere San Marco un museo degno della sua importanza, con servizi per il pubblico adeguati». I dettagli degli interventi su Accademia e San Marco saranno svelati nelle prossime settimane. Ma Schmidt assicura: «Abbiamo in mente una vera rivoluzione».
Corriere della Sera
30 Agosto 2019
Firenze. Schmidt: Pronta la rivoluzione di Accademia e San Marco
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