Il Museo Castromediano quasi-vuoto ha spaventato tutti. Al di là dell'errore di comunicazione rispetto ai tempi reali di riallestimento degli spazi espositivi, il colorito confronto sul tema ha il pregio di riaprire il dibattito sul futuro degli antichi presìdi culturali dell'identità locale che una volta si chiamavano Musei. La paura del «vuoto», ricercato (in parte) dai responsabili culturali del rilancio del contenitore leccese, ha svelato la fragilità della visione contemporanea dei Musei come luoghi di conoscenza e di consapevolezza dell'enorme patrimonio archeologico, storico e artistico di cui l'Italia dispone. Re-inventare l'identità storica del Mediterraneo (perché da questo mare la Puglia trae origini e nutrimento) al fine di rilanciare la continuità di fruizione-produzione del patrimonio culturale è l'unica ricetta per la sopravvivenza di senso dello stesso materiale in cui siamo immersi. Fernand Braudel diceva: «essere stati è una condizione per essere». Per continuare ad essere occorre narrare l'identità dei luoghi nel corso del tempo, aggiornando la storia tramite una lettura glocal. Non è sufficiente riordinare il materiale di un museo, tradurre in inglese le didascalie ed aggiungere un video educational per rimettere al centro dell'interesse contemporaneo - di cittadini e turisti - questi luoghi potenzialmente unici. I Musei-luoghi hanno in sé un magnetismo che va liberato. L'accumulo di reperti e significati archeostorici va inserito in un sistema spaziale centrifugo che investa il territorio circostante fino al Mediterraneo, ed oltre, da dove sono pervenuti. Intorno a questi poli c'è abbastanza spazio fisico (e virtuale) per tessere un'innovativa trama facendosi guidare «verso il futuro», ad esempio, da personaggi storici come... Annibale, Virgilio, Federico, Al Idrisi, Valentino, Modugno ecc. Chi è in grado di farsi carico di questa re-interpretazione? In Puglia, questo esperimento è riuscito, finora, solo a Siponto. Qui, l'artista Tresoldi ha trasformato le rovine della basilica di Santa Maria Maggiore in un nuovo testo parlante che è diventato un iperluogo attraente, cioè la seconda meta turistica regionale dopo Castel del Monte! Archeologia ed Arte, Architettura e Storia, Arte e Paesaggio, sono binomi che garantiscono nuove interpretazioni progettuali che possono inserire enzimi di creatività nell'auspicabile recupero di musei chiusi, aree archeologiche neglette, cave di pietra abbandonate, impianti molitori obsoleti, infrastrutture incomplete. Il Piano paesaggistico pugliese invita alla conservazione e alla rigenerazione urbana e territoriale del paesaggio regionale. Le norme di tutela ambientale non consentono di realizzare in luoghi sensibili ex novo, «interventi eccezionali» analoghi a beni storici ritenuti non replicabili. È giusto e prudente il testo legislativo, ma indica la mancanza di fiducia che distingue la nostra epoca nei confronti del progetto contemporaneo nei settori dell'architettura e dell'arte, con l'eccezione di un'ipotetica reversibilità degli interventi site-specific. Il risultato di questo «nichilismo burocratico» è che «rischiare» riletture dell'identità storica è difficile. In quest'epoca, avendo i nostri padri violato il paesaggio storico, come portatori di questa colpa atavica, non ci è consentito altro che conservare. Ci spaventa il futuro. Ritenendo le nostre istituzioni di non avere più idonei mezzi culturali per innovare l'identità, ci attestiamo sulla tradizione, ci accontentiamo di fare recuperi, rattoppi, preferiamo il kitsch all'innovazione. Emanuele Severino, sul tema dell'identità occidentale a rischio, ci ammonisce sulla fine del Mito e ci esorta a diffidare del Nichilismo e ad avere fiducia nel Logos. La discussione sul «quasi-vuoto» del Castromediano sarà utile solo se i nostri Musei riusciranno a trasformarsi in attraenti «Piazze» contemporanee, luoghi polifonici, attrezzati per incontrarsi e ri-conoscere, senza paura, il grande passato del Mediterraneo proiettato verso una progettualità futura, libera e senza vincoli, di cui abbiamo un'evidente necessità.