Un dipinto del genio trattato da Lorenzelli. Ma l'acquirente disse: prezzo troppo alto Un'opera di Leonardo da Vinci sarebbe potuta entrare in una collezione privata di Bergamo. Era la «Ginevra de' Benci» che negli anni 50 era stata affidata per la vendita all'antiquario Bruno Lorenzelli. Il possibile cliente giudicò però il prezzo troppo alto per un'opera dall'attribuzione all'epoca ancora incerta. Il quadro venne infine venduto al museo di Washington dove si trova tuttora. Lo sguardo diafano e un po' malinconico osserva da mezzo secolo i visitatori da una parete a due chilometri dalla Casa Bianca. Uno sguardo che, con un po' più di denaro e di coraggio, avrebbe invece potuto scorgere, da una finestra, le Mura di Città Alta. Gli occhi chiari sono quelli di Ginevra de' Benci, giovane donna toscana ritratta da Leonardo da Vinci tra il 1474 e il 1478 su una tavola di 37 centimetri per 38. L'acquisizione dell'opera da parte della National gallery of art di Washington è stata più volte raccontata da curatori e mercanti d'arte americani, ma solo ora (grazie al docente universitario Enrico Maria Dal Pozzolo, che ne ha scritto su Repubblica) si scopre che il primo approdo dell'opera era stato proprio Bergamo. Fine anni Cinquanta: nella vivacità del Dopoguerra c'è un vorticoso mercato di antichi dipinti. Che a Bergamo ha un capolinea nei negozi di antiquario di Bruno Lorenzelli, in piazzetta San Marco e in via San Michele. La sua reputazione è tale che quando il principe Francesco Giuseppe II del Liechtenstein decide di vendere alcuni pezzi della sua collezione si rivolge a lui. Ginevra de' Benci arriva così a Bergamo. L'attribuzione è ancora incerta: si fa con insistenza il nome di Leonardo da Vinci, ma c'è chi indica il suo maestro Verrocchio o qualcuno della sua scuola. L'antiquario lo offre in vendita al suo medico, un giovane dottore che sta creando un'importante collezione d'arte. Il professionista si trova tra le mani l'opera, ne resta incantato, si informa sull'attribuzione e l'antiquario gli spiega le incertezze degli esperti, anche se si dice convinto che infine sarà proprio il nome di Leonardo a finire sulla targhetta sotto l'opera. Il prezzo richiesto è principesco come il suo proprietario: 65 milioni di lire, che equivalgono a un milione e mezzo di euro attuali. Troppo per il medico, che per trovare quel denaro dovrebbe vendere delle azioni lasciategli dal padre. Dopo giorni di incertezza e notti di tormento, rifiuta. Lorenzelli bussa allora alla porta di un altro importante collezionista di Bergamo, che per le stesse ragioni di costi e di attribuzione decide di rifiutare l'acquisto. Il quadro ritorna quindi al palazzo di Vaduz, da cui infine ripartirà per Washington nel 1967 dopo due anni di trattative e il pagamento di una cifra record per l'epoca: 5 milioni di dollari (35 milioni di euro). L'episodio è rimasto leggendario nella famiglia dell'antiquario. Il medico ne ha sempre parlato con rimpianto e ha dato il permesso di parlarne in pubblico solo dopo la sua morte. «Bergamo da questo punto di vista è una città straordinaria e misteriosa spiega il professor Dal Pozzolo, docente di Storia Moderna a Verona . È una città relativamente piccola ma molto ricca. Negli anni si sono così create numerose collezioni di altissima qualità, con un gusto molto preciso, nate anche grazie alla presenza di un museo di livello mondiale come la Carrara. Collezioni che però vengono tenute segrete a chiunque non sia un familiare. Sono state create con un intento molto lontano da quello dello status symbol e vengono tenute segrete per questioni di privacy e di sicurezza, ma anche di mentalità. Ne ho viste alcune, ma di altre non si sa niente. E quella di una famiglia molto importante non so nemmeno più se sia ancora in Italia».