Gli esperti divisi sull'accorpamento Brera-Cenacolo. Se per Daverio è «un'opportunità», Artioli teme «l'operazione di marketing». Per Bassetti «si fa disordine». I nuovi accorpamenti museali introdotti dalla riforma o «controriforma» Bonisoli stanno mobilitando il mondo della cultura. E vanno di pari passo con l'altro elemento centrale della riorganizzazione voluta del ministro dimissionario dei Beni culturali che, nel bel mezzo della crisi di governo, ribalta l'assetto organizzativo dei musei statali: la loro (ri)centralizzazione nelle mani del ministero. A Milano sarà la Pinacoteca di Brera a gestire il Cenacolo vinciano, finora sotto il controllo del Polo museale della Lombardia. «La riforma è un'operazione feudale alla Re Sole», sintetizza il critico d'arte Philippe Daverio, membro del comitato scientifico della Pinacoteca. «Consolida e allarga i feudi, riportandoli però sotto il controllo monarchico. Uscendo dalla metafora: Bonisoli porta a termine il progetto iniziato da Franceschini di creare attorno ai musei dei poli, che però erano previsti autonomi». Al contrario, il decreto toglie autonomia ai musei, che si vedono azzerare i cda e tornano sotto competenza decisionale del ministero. Per il critico d'arte, se l'accentramento ministeriale è negativo, l'accorpamento tra musei è «un'operazione di buon senso, tra realtà tanto vicine o con relazioni tanto forti. Che potranno così trarre vantaggio in termini di conservazione, comunicazione e acquisizione. Le prime due sono imprescindibili per il Cenacolo. Pensiamo alla possibilità di creare un unico sito internet dei musei nazionali milanesi o di acquistare un biglietto per Brera e col 20 in più poter vedere il Cenacolo». Una mossa che, invece, ad Alberto Artioli, ex soprintendente milanese ai Beni architettonici e paesaggistici, sembra «un'operazione di marketing» più che una scelta per la tutela dell'opera: «Non vorrei che la decisione di inglobare il Cenacolo a Brera fosse studiato per creare una struttura museale capace di scalare la classifica dei musei, che si basano sul mero numero di biglietti staccati». Se il Cenacolo era già una «realtà ibrida spiega Daverio (dato che il Polo museale della Lombardia non aveva di fatto autonomia rispetto alla Sovrintendenza), con il passaggio a Brera si potrebbe aprire in futuro l'ipotesi di un'autonomia attraverso la gestione dei flussi di cassa, che chiaramente aumenteranno». Di tutt'altro avviso è Aldo Bassetti, presidente degli Amici di Brera, per cui l'accorpamento apre a un «problema di natura culturale, prima che gestionale, pur nel vantaggio economico che la fusione porterà a Brera. Cenacolo e Pinacoteca sono due fenomeni con meccanismi di attenzione e culturali diversi. Il Cenacolo è un'opera straordinaria di rilevanza mondiale, Brera è un museo, con opere straordinarie, ma anche con dimensioni e necessità di approfondimento enormi, che non vorremmo fossero dimenticate. Quando c'è attenzione su un fenomeno come Brera, creare un altro fenomeno parallelo può portare disorientamento. È un fatto di metodo: non credo che ci fosse necessità di fusione tra opere e musei che vivono da sole». Proprio perché «vivrebbe autonomamente», al Cenacolo questo accorpamento porterà pochi cambiamenti, dice l'ex direttore Giuseppe Napoleone. «Storicamente il Cenacolo è stato affidato alla Sovrintendenza, con Franceschini è passato sotto il Polo museale della Lombardia, non vedo problemi se ora passa sotto Brera. La tutela dell'opera è sempre stata massima, non è mai cambiata. Anzi, la rilevanza del Cenacolo è tale che è meglio se accorpato a Brera piuttosto che ad altri musei importanti ma minori sul territorio. Se per il Cenacolo non cambierà nulla, lo stesso non si può dire di Brera, che cresce, né del Polo museale lombardo, che perde la sua perla».
Corriere della Sera
25 Agosto 2019
Milano. Fusione Brera-Cenacolo. Una riforma che divide
ST
Stefania Chiale
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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