Da Vione a Nuvolera crescono i casi di amministratori sensibili Sorprese! A Vione un sito fortificato di epoca medievale, a Gambara tombe in un campo di patate, a Ono San Pietro e Cividate segni della presenza dei romani in valle Dalle vette alla Bassa l'estate ci ha riservato importanti ritrovamenti. Gratta gratta, non escono dal terreno solo vecchie bombe della grande guerra ma anche vestigia del passato. Spesso importanti. E se il piccone svela tesori, questi, oggi, non vanno perduti. Anzi. Eccezioni a parte, è cambiata la coscienza dei committenti e delle imprese. Oramai più nessuno o quasi, finge di non vedere. Se riaffiora il passato i lavori si fermano e la Sovrintendenza viene avvisata. A luglio Elena Broggi, sindaco di Ono San Pietro, ha chiamato il Sovrintendente Giuseppe Stolfi non appena dall'asfalto sono emerse fondamenta di case di 2 mila anni. Si cambierà il piano dei lavori, ma i reperti sono salvi. Brava. Invece, in passato, quanti peccati! Un episodio del 1960 ammonisce ancora oggi. Costruendo una casa a Brescia, fra Via Grazioli e Via San Rocchino, si trovarono le fondamenta di una villa romana. La luce del sole fece brillare uno stupendo pavimento ricco nei colori ed elaborato nel disegno. Tutta Brescia ebbe modo di ammirarlo in fotografia. Ci fu il recupero della casa romana? No. Oggi su quell'area c'è una palazzina. A Gambara, dove sono affiorate tombe romane grazie al lavoro di volontari, la sezione lombarda della Confederazione italiana archeologi ha lamentato che i lavori di scavo siano avvenuti a cura di chi non aveva titolo per operare. Pignoleria? Affatto. Tutela del ritrovato. Uno scavo non è permesso senza una adeguata direzione di cantiere. Vietato poi dice la normativa a personale non in possesso dei requisiti. Sempre a garanzia di un bene di tutti. Capita anche che una scoperta che pare poco entusiasmante, richiami studiosi di tutto il mondo. È il caso di Vione dove oggi archeologi-investigatori intendono capire perché mai, nel 1200, la comunità abbia ritenuto importante edificare a Tor dei Pagà (quota metri 2240) un sito fortificato difensivo: una stanza con un focolare, monete, resti di cibo e dadi da gioco. Sito che meriterebbe l'attenzione dell'Unesco. Restiamo in Valcamonica. Fermiamoci a Cividate, nell'area dell'Incubatore di imprese, dirimpetto alla chiesa parrocchiale, dove aprirà il museo romano. A mezzo metro dal piano stradale sono affiorate strutture di età romana significative: scendono a una profondità di oltre un metro e mezzo. Secondo Serena Solano, soprintendente responsabile del museo di Cividate, è un antico pavimento di una stanza più grande che prosegue sotto l'edificio, dove in passato è stata rilevata l'unica iscrizione a Giove della valle. Per tutti una gradita assicurazione: la parte più interessante sarà coperta da una lastra di vetro scorrevole, come quella delle piscine. Le vestigia romane saranno sempre godibili. In paese l'idea è piaciuta. E infine, per tornare alle disattenzioni di un tempo, un altro monito. Nello stesso sito si cercava un bel mosaico segnalato su una carta archeologica dell'800. Scomparso. Quale la verità? O in epoca lontana è stato già rubato oppure è ancora sepolto. Purtroppo sotto un palazzo. Quindi irrecuperabile. Sorprese anche per Leonardo Gatti. Non sottoterra ma a dieci metri da terra, sul cinquecentesco campanile di Nuvolera. Sotto l'intonaco ha trovato l'antico orologio. «Eccellente opera con quadrante a 12 ore (incise in numeri romani, ndr) tipico della tradizione francese e tedesca» spiega Diego Agnelli, coltissimo vicesindaco. In Comune si conserva ancora il meccanismo a contrappesi per muovere le lancette. Nel 1766 la chiesa fu ingrandita e rialzata. E il tetto finì per coprire il quadrante cosi da impedirne la vista da ogni punto del paese. Da qui l'abbandono ed ora la sorpresa.