Al direttore - I tempi si fanno più e più bui: un gruppo di autorevoli architetti italiani protesta (ricorrendo a Ciampi e Berlusconi) contro l'invasione di campo degli stranieri che edificano grandi opere in Italia rivendicando la "difesa della tradizione italiana" contro il meticciato architettonico. Pare quasi che tanti illustri colleghi (mi permetto di chiamarli così in ragione di una vecchia laurea in architettura) abbiano dimenticato che l'architettura moderna in tutto il mondo, compresa l'Italia, è nata e si è evoluta con la straordinaria rottura dei recinti nazionali, culturali e professionali che solo le dittature (Germania, Italia, Unione Sovietica) contrastarono in nome delle tradizioni nazionali. Cari amici architetti, dato che ve la prendete con le opere di non italiani, vorrei chiedervi se a questi concorsi vinti dagli stranieri partecipavano anche italiani. Se è così, vi domando: hanno vinto i concorsi perché erano i migliori o perché vi sono stati imbrogli? Nel pruno caso mi pare che l'appello ai massimi responsabili della nazione è una banale rivendicazione corporativa e autarchica che non merita discussione. Se invece si sono verificati imbrogli o è scattato un pregiudizio pro-stranieri, sarebbe meglio che si denunciassero nomi e fatti precisi. La vostra protesta è singolare. Se non sbaglio, vi sono architetti italiani di primo piano che vincono concorsi all'estero e costruiscono, le loro opere nel mondo. Secondo il vostro criterio dovrebbero anch'essi essere ostacolati in nome delle cosiddette "tradizioni nazionali"? Se, per esempio, i paesi arabi applicassero questo criterio, ci si troverebbe di fronte a importanti architetti italiani presenti in quelle regioni (e mi pare che ve ne siano anche tra i firmatari) che sarebbero discriminati in nome della sharia architettonica. I nazionalismi culturali si sa dove cominciano e non dove finiscono. Mi vengono in mente i cosiddetti padani che nelle loro regioni vorrebbero gli insegnanti indigeni. Infine, un'altra strana questione: ve la prendete con la politica delle sovrintendenze e forse in qualche caso avete ragione. Ma che cosa ha a che fare l'antico dibattito tra conservazione e innovazione nei centri storici con la denunzia dell'invasione straniera?