Riconosciuto l'«eccezionale interesse culturale» Un giacimento prezioso, lo specchio della cultura musicale italiana dell'Ottocento, in cui sovrabbondano le pepite preziose: l'unica copia del melodramma «La Virtù trionfante dell'Odio e dell'Amore» di Alessandro Scarlatti, l'abbozzo del melodramma «Giuffredi o gli scacciati» di Antonio Bazzini, lo spartito delle «Sonate per violino e basso continuo op. 5» di Arcangelo Corelli. La Biblioteca Musicale Franchi, custodita amorevolmente da Elena Franchi e materialmente depositata oggi a Milano, è una miniera preziosa per musicisti e studiosi di storia della musica. A certificarlo non sono solo gli appassionati ma, da pochi giorni, anche il ministero per i Beni e le attività culturali che attraverso la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia ha apposto il proprio vincolo su questo archivio. Per effetto del decreto il fondo, riconosciuto «di eccezionale interesse culturale», non può essere smembrato nè uscire dall'Italia, e al contrario dev'essere accessibile agli studiosi che ne faranno richiesta alla Sovrintendenza. Il loro lavoro sarà semplificato dal fatto che Elena Franchi in questi anni ha digitalizzato gran parte del materiale e soprattutto l'ha catalogato: opera imponente, trattandosi di 2500 stampe, 400 spartiti d'opera e 500 manoscritti, oltre a 209 lettere fra Antonio Bazzini e Gaetano Franchi. A riunire questi documenti è stata la famiglia Franchi (che fece fortuna ai primi dell'Ottocento grazie alla bachicoltura) a partire dal capostipite Attilio (1801-1855) passando per cinque dei suoi numerosi figli, e in particolare Gaetano (1832-1892). I Franchi non solo promuovevano esecuzioni di musica da camera, ma intrecciavano rapporti con i grandi musicisti italiani dell'epoca e raccoglievano spartiti manoscritti e a stampa. «La Biblioteca Franchi argomenta il ministero rappresenta un pregevole esempio di biblioteca musicale che coniuga l'origine strettamente domestica legata alla passione familiare per la musica e la capacità esecutiva dei suoi primi proprietari, con l'attenzione nel tempo, attraverso quattro generazioni, alla conservazione e tutela di materiale che, nato per l'uso pratico, è diventato documento storico e strumento di ricerca». Un tesoro in più di origine bresciana: onore a chi l'ha costruito e a chi l'ha custodito.