Il Castello di Aglié, durante la Seconda guerra mondiale, ospitò buona parte dei reperti del Museo Egizio per salvarli dalle bombe (altri furono stipati nei sotterranei dell'attuale sede). Terminato il conflitto, grazie al direttore dell'epoca, Ernesto Scamuzzi, tutto tornò «a casa» in fretta per procedere a un riallestimento e l'Egizio fu il primo museo a riaprire dopo la guerra. A occuparsi di quei reperti ci fu anche Silvio Curto, che vent'anni dopo sarebbe diventato il successore di Scamuzzi. Oggi Curto avrebbe compiuto 100 anni (è scomparso nel 2015) ma la sua impronta è ancora forte ed è anche raccontata in un libro, «Una vita tra i faraoni» (Ananke, 2010), scritto da Riccardo Manzini, chirurgo esperto di Egittologia. Non ci sono festeggiamenti in programma, ma dal museo assicurano che oggi Curto sarà ricordato sul sito e a settembre ci saranno alcuni eventi. «Mio padre aveva un grande amore per l'Egitto ricorda il figlio Guido, direttore di Palazzo Madama che fra poche settimane andrà a dirigere la Reggia di Venaria e aveva in mente un modello di museo, che sta realizzando Christian Greco, per raccontare la civiltà, non i misteri. Anzi, si arrabbiava quando si parlava dei misteri e non amava l'allestimento buio dello statuario, perché l'Antico Egitto era un Paese solare». Silvio Curto entrò come operaio, poi diventò ispettore e, nel 1965, direttore. Restò in carica per vent'anni, insegnando Egittologia all'Università di Torino. Erano anni in cui i fondi scarseggiavano e lui si diede da fare per reperirli, come nel caso del Tempio di Ellesija. «Nel 1961 racconta Beppe Moiso, curatore dell'Egizio iniziò la grande campagna di salvataggio della Nubia, alla quale partecipò anche l'Italia». A causa della costruzione di una diga, molti siti rischiarono di finire sott'acqua (e alcuni ora sono sommersi). Curto, con Vito Maragioglio e Celeste Rinaldi, fece smantellare il Tempio di Ellesija per portarlo al sicuro. L'Unesco, poi, lo donò all'Italia, ma servivano fondi per portarlo a Torino e Curto riuscì a coinvolgere l'allora sindaco Giuseppe Grosso (si dice che ipotecò la sua casa) e Pininfarina. «Fece del fundraising ante litteram aggiunge Guido Curto , ma mio padre aveva un altro sogno, realizzare nei sotterranei dell'Egizio un museo per i bambini. La sua idea era che fosse un museo storico». E da qui la nascita di un forte feeling con Christian Greco, che andò a trovarlo a casa sua nel 2014. «È un ricordo prezioso, che conservo con grande affetto racconta Greco , quello del giorno in cui, da poche settimane a Torino per guidare il Museo Egizio, mi recai a salutare Curto a casa sua. Mi trovai dinanzi a un signore d'altri tempi, un uomo di rara cortesia e disponibilità, con cui conversai amabilmente e che lasciai portando con me un dono prezioso: il suo incoraggiamento e stimolo a sviluppare il museo». Le tracce di Curto all'Egizio si trovano nell'Associazione Amici e Collaboratori del Museo, da lui fondata nel 1974, e nella ricca biblioteca, voluta a Curto e a lui intitolata.