Professor Guzzo, ci risiamo? «E già, era parecchio tempo che a Pompei non succedeva più niente». Come se lo spiega quello che è successo? «Non me lo spiego. Semplicemente non me lo spiego. Direi che è sconcertante». Il sovrintendente archeologico di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, ha passato quasi l'intera giornata di ieri in una riunione al ministero. Ciò che è successo alla Casa dei casti amanti lo vedrà oggi. Intanto ha avviato una inchiesta interna che camminerà parallelamente a quella della magistratura. Saranno verificati ordini di servizio e turni dei custodi (sessanta durante il giorno e trenta di notte per 44 ettari da sorvegliare) . Guzzo dice di essere sconcertato, e non ha torto, ma è vero anche che i furti a Pompei non sono una novità. «D'accordo, però da un po' le cose erano cambiate. Il lavoro della Sovrintendenza stava dando risultati eccellenti sotto vari aspetti, e anche dal punto dì vista della riorganizzazione della sorveglianza». Che però, l'altra notte non ha funzionato. «E dovremo capire perché. Ma dovremo capire anche tante altre cose». Tipo? "Beh, innanzitutto dovremo capire chi c'è dietro questa storia». Questo è il primo obiettivo dell'indagine, ovviamente. «Certo, ma soltanto attraverso l'individuazione dell'autore potremo capire in che contesto è maturato il furto»! Lei si è fatto un'idea? «No, purtroppo no. Altrimenti ne avrei già parlato con chi indaga. Però ho l'impressione che il successo di Pompei in questi ultimi anni, abbia rinfocolato sugli scavi non solo l'attenzione del pubblico ma anche dei malintenzionati». Che fa, si rammarica dei successi? «Assolutamente no, ci mancherebbe. Io sono orgoglioso del lavoro della mia Sovrintendenza. Sono felice del successo di pubblico e anche dei risultati a cui ci stanno portando i nuovi lavori di scavo. Ma è chiaro che più si sta al centro dell'attenzione, più sono gli occhi puntati addosso. Quelli degli appassionati d'arte, quelli dei turisti, ma anche quelli dei ladri». Magari se fosse stata in funzione la telesorveglianza sarebbe stato più difficile portare via quei reperti. «Gli impianti di sicurezza non sono gestiti direttamente dalla Sovrintendenza ma da un service, e purtroppo a dicembre ci fu un incendio nella sala monitor di questa struttura, e non si è potuto ancora riprendere il servizio».