L'amministrazione ha chiesto agli Usa di acquisire l'intera struttura. Per poi cederla CINQUEMILA posti letto, spazi verdi a perditad'occhio, e un aeroporto a due passi. E poi un teatro, un refettorio, cucine, un centro ospedaliere Un tempo c'erano anche i missili della Nato, ora non più. L'ex base militare di Comiso è uno dei primi beni immobili su cui potrebbe puntare la Regione, una volta che ne avrà acquisito il 25 per cento che ancora appartiene agli Stati Uniti. E secondo Salvatore Cintola, titolare del Bilancio, l'operazione sta per concludersi. Di riconvertire l'ex insediamento militare si parla dal 1999. E fu proprio l'advisor Gianfranco Imperatori, come segretario generale dell'associazione Civita (che si occupa della salvaguardia dei beni culturali italiani), a proporne la trasformazione «in un faro per la diffusione della cultura della pace nel bacino del Mediterraneo». Si pensò a un grande campus universitario, destinato a tutti gli Atenei siciliani. Progetto che però non ebbe mai una svolta concreta. Ma adesso, una volta conclusa l'ac-quisizione, la Regione potrebbe anche mettere la base di Comiso sul mercato immobiliare, e con le risorse opportune il progetto di un campus che in Europa sarebbe secondo solo a quello di Manchester, potrebbe diventare realtà. E nel caso in cui il progetto non decollasse, potrebbe diventare una struttura turistica senza uguali in Sicilia. È anche vero che la Regione deve fare i conti con la lentezza del gigante burocratico e i rischi legati alle aste: degli ultimi 175 lotti di immobili messi all'incanto, nel settembre 2004, ben 50 sono rimasti invenduti tra i quali l'ex mercato ortofrutticolo di Caltanissetta. «Bisognerà cercare di finalizzare le vendite spiega Cintola e rendere appetibili le strutture giuste agli investitori giusti. Ma non è detto che l'alienazione sia l'unica strada. Si può fare cassa anche risparmiando, e la ristrutturazione degli uffici consentirà economie notevoli». Una delle operazioni già partite, per esempio, riguarda gli uffici della Società dell'informazione, il «mostro» informatico da500 milioni di euro che dovrà occuparsi di informatizzare, con sistemi al passo con i tempi, tutti gli uffici regionali. Ma insieme alla Società per l'informazione, anche tutte le altre strutture informatiche regionali avranno un'unica sede: quella dell'ex colonia di via Cerere, alle falde di Monte Pellegrino. La Soprintendenza di Palermo è già stata incaricata di redigere il progetto. Ci sono poi i centri direzionali, le megastrutture che raggruppano tutti gli uffici regionali di una provincia. Il primo della Sicilia nascerà ad Agrigento, nell'ex ospedale San Giovanni di Dio: la giunta Cuffaro, su proposta dell'assessore alla Presidenza, l'agrigentino Michele Cimino, lo ha istituito lo scorso due agosto. Per quello di Palermo, previsto nell'area di Fondo Raffo, il progetto si è poi rivelato insufficiente per la mole degli uffici che avrebbe dovuto ospitare. Ma secondo l'assessore al Bilancio, l'idea non è affatto tramontata. E dallo sterminato patrimonio immobiliare, una volta che sarà censito, potrebbe saltare fuori la soluzione.