DA TRENT'ANNI mi occupo della difesa del patrimonio numismatico. Ma la ricerca e la salvaguardia di questo tesoro della Puglia, e di tutto il Paese, stanno per essere rese vane da una legge che, di fatto, equipara il valore delle antiche monete a quello di un tappo di bottiglia. Nel recente decreto legge del 17 agosto2005, n. 164, all'articolo 4, punto 2, un'importante disposizione, relativa alle cose di interesse numismatico, modifica il codice dei Beni culturali (in particolare l'articolo 10 comma 4, lettera b). Dopo le parole «le cose di interesse numismatico» sono aggiunte le seguenti: «la cui produzione, in rapporto all'epoca, alle tecniche e ai materiali, non sia caratterizzata da serialità o ripetitività». È ben notorio, a coloro che hanno anche una minima infarinatura di numismatica, che la produzione monetale - originatasi nella Microasia, intorno agli inizi del VI sec. a.C. - è caratterizzata dalla coniazione. In pratica, un conio di incudine e un altro di martello fornivano le impronte (o tipi) per il diritto e il rovescio della moneta. Tali conii, prima che si usurassero, venivano utilizzati per produrre un notevole numero di esemplari monetali. Pertanto la moneta, è per sua stessa natura un prodotto seriale e ripetitivo, e tale è restato nel corso dei secoli. In base a tali caratteristiche il decreto legge di cui sopra, nella sua formulazione, cancella in pratica tutte le monete, di qualsiasi epoca, dall'obbligo della tutela. È inoltre vero che ogni moneta ha poi seguito un suo percorso, divenendo un testimone dell'Arte, dell'Economia, e della Storia del periodo in cui è stata prodotta e pertanto, sotto tale veste, può essere vista come un documento unico ed irripetibile. E tale era la considerazione per il materiale numismatico fino all'emanazione del decreto. Se l'intento era quello di affrancare dalla tutela tutta la produzione monetale, dall'antichità in poi (miliardi e miliardi di reperti), sarebbe stato sufficiente cancellare la dizione "le cose di interesse numismatico", dal Codice dei Beni culturali. Anche se, al momento, in virtù dell'in-terpretazione di cui sopra di tale decreto, ritengo che le monete possano essere paragonate a tappi di bottiglia. Conseguentemente non potranno essere più denunciati all'autorità giudiziaria coloro che verranno trovati, anche in flagranza di reato con tali reperti. Se, al di là di ciò che è lecito comprendere del suddetto decreto, esiste qualche altra interpretazione sarà opportuno segnalarla. Nel frattempo, nell'attesa di urgenti chiarimenti, qualora venissi convocato per effettuare perizie di monete, inviterò l'autorità giudiziaria a rivolgersi direttamente al superiore ministero per notizie sulla stato della tutela di detto materiale. Inoltre, sospenderò qualsiasi dichiarazione amministrativa, sia relativa a privati che a enti pubblici, dal momento che non possono essere notificati reperti non più soggetti a tutela. Immediate e inevitabili conseguenze di tale decreto saranno: a) l'esodo di miriadi di monete all'estero, per la commercializzazione, e conseguente depauperamento del patrimonio artistico nazionale; b) l'incremento notevole di attività (fino ad ieri illecite) di reperimento, nei siti archeologici, di questa classe di materiale, senza che le forze dell'ordine possano intervenire. Lavoro da trent'anni per la salvaguardia del patrimonio numismatico, patrimonio che oggi non è più considerato "bene culturale", in virtù di un decreto firmato da colui che dovrebbe essere il primo difensore dei beni culturali della nostra patria. Desidererei almeno conoscere, dal ministero, quali fonti hanno partorito il decreto di cui sopra che, fra l'altro, rende inutile un'intera esistenza dedicata alla tutela ed alla valorizzazione di" tappi di bottiglia". Responsabile del Servizio centrale numismatica, Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia
La legge sulle monete antiche: in pericolo il tesoro pugliese
Un responsabile del Servizio centrale numismatica, Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, critica un decreto legge del 2005 che modifica il codice dei Beni culturali, cancellando l'obbligo di tutela per le monete di interesse numismatico. Secondo l'autore, la produzione monetale è caratterizzata dalla coniazione e quindi è un prodotto seriale e ripetitivo. Il decreto legge cancella in pratica tutte le monete dall'obbligo di tutela, rendendo inutile un'intera esistenza dedicata alla tutela ed alla valorizzazione di tali reperti.
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Bene culturale
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