. La risposta del Ministero, dopo mesi di attesa, a un'interrogazione parlamentare presentata dai deputati Tondo (primo firmatario) e Novelli e incentrata sulla valorizzazione del castello Canussio, primo punto di un accordo di programma sottoscritto nel dicembre 2012 da Soprintendenze regionali, Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia e Comune, riporta nel vivo il tema dell'edificio di contrasto adiacente al bene, custode, come noto, di importanti testimonianze archeologiche. E il nocciolo della questione sta nella chiosa, in cui si tirano le somme dopo un dettagliato richiamo al Pac, il piano attuativo comunale, che sempre nel 2012 aveva individuato i fabbricati "dissonanti", per collocazione e strutturazione, rispetto alle caratteristiche storico-architettoniche delle costruzioni vicine e all'impronta, in genere, del centro storico. Nel caso specifico, si evidenzia nella risposta al quesito di Tondo e Novelli, «era stata rilevata una totale incompatibilità» tra il palazzo di contrasto e il vicinissimo castello Canussio. E adesso, dunque, la Direzione generale archeologia, belle arti e paesaggio eccoci così alla chiosa sopra citata «sta predisponendo un atto d'indirizzo nei confronti della competente Soprintendenza al fine di rafforzarne l'azione di tutela, considerando primaria l'esigenza di proteggere l'antica cinta muraria che, seppur sottoposta a vincolo fin dal 1954, fu demolita nel tratto corrispondente all'edificio di contrasto e di ripristinare la visuale del castello», attualmente oscurata dallo stabile che le si addossa. La frase termina qui, lasciando intendere che la convivenza fra due elementi architettonici così diversi non può proseguire ma restando, sostanzialmente, sibillina sulle modalità della soluzione al problema. Demolizione? Il termine non compare, e si sa, del resto, che un'eventualità del genere non sarebbe opzione semplice, essendo il palazzone occupato da un negozio e da abitazioni. Obiettivo, comunque, dovrebbe essere il rispetto del menzionato accordo di programma, che al punto 1 prevedeva lo scavo e il recupero del tratto di mura tardo romane giacenti «sotto» l'edificio di contrasto. «Mi compiaccio per l'interessamento dello Stato dichiara la vicesindaco Daniela Bernardi ; ci aspettiamo, a questo punto, che stanzi anche le risorse necessarie per risolvere la faccenda».