Tomic fa retromarcia: non patteggio. Console in aula VENEZIA. Per «colpa» loro hanno dovuto sborsare più di 8 milioni di dollari. Ma i Lloyd's di Londra non intendono farla «passare liscia» alla banda che il 3 gennaio 2018 mise a segno il clamoroso furto di gioielli alla mostra dei tesori del Maharaja, organizzata dalla Fondazione Al Thani a Palazzo Ducale. Ieri mattina, in apertura del processo ai sei presunti ladri, la nota compagnia ha presentato con gli avvocati Sabrina Bacchin e Alessandro Giorgetti la richiesta di costituzione di parte civile: la spilla e gli orecchini rubati, pagati circa 3 milioni di euro, erano infatti coperti con una polizza della Oman Insurance, che si era poi riassicurata con i Lloyd's, i quali alla fine hanno liquidato la proprietà. Il giudice Enrico Ciampaglia si è riservato la decisione sull'ammissione, rinviando a venerdì prossimo: entro quel giorno la compagnia dovrà depositare la traduzione degli atti già presentati ieri, altrimenti si slitterà a settembre. Quello sui Lloyd's è stato l'unico vero scontro di ieri, visto che le difese ne avevano chiesto l'estromissione proprio per il mancato rispetto della norma che prevede l'uso della lingua italiana. Per il resto si sono iniziate a scoprire le carte delle strategie difensive, che verranno però formalizzate più avanti. Dei sei imputati, due hanno confermato la volontà di patteggiare: i croati Vladimir Durkin, con l'avvocato Marta Monticello, e Zvonko Grgic, difeso da Claudia De Martin e Marina Ottaviani, hanno concordato con il pm Giovanni Gasparini una pena di 2 anni e 3 mesi, loro che hanno partecipato alle due «prove» dei giorni precedenti, ma non al colpo riuscito. Il resto della banda invece vuole fare «come Vinko». Vinko è Tomic, il capo, 60enne croato con un passato nelle «pink panthers» (un maxi-gruppo di ladri specializzati in colpi milionari), l'uomo che ha aperto la teca e preso i preziosi. Il suo avvocato Alessandro De Angelis aveva avviato una trattativa con il pm, che lui ha stoppato: «Non patteggio», ha detto. Ha questo punto non lo faranno nemmeno l'altro cliente di De Angelis, Dragan Mladenovic, che in Italia non è mai arrivato perché è scappato dalla polizia di frontiera croata ed è riparato nella «sua» Serbia; e neppure Zelimir Grbavec, difeso da Giorgio Pietramala e Stefania Pattarello. Per tutti loro si preannuncia dunque il rito abbreviato e il conseguente sconto di un terzo della pena. Il sesto imputato è invece Goran Perovic, colui che, dopo i passaggi di mano, è scappato con i gioielli: è stato dichiarato latitante, anche se ieri il suo avvocato d'ufficio Valentina Valenti ha contestato questo status , difendo che potrebbe non essere a conoscenza del procedimento. Su richiesta dello stesso Tomic, ieri in aula era presente anche Nela Srsen, console della Croazia a Padova, per vigilare sulla correttezza del processo. Il giudice ha inoltre revocato, dopo quasi 7 mesi a Santa Maria Maggiore, il divieto di incontro tra di loro.