Della gravità del furto hanno parlato e parleranno altri. Così come dello sconforto che prende nel vedere devastato un patrimonio dal valore inestimabile. Leggo, sento dire che si stimano i danni in un miliardo. No, non è così. Di euro, di lire, poco importa: uno, due, dieci miliardi non sono niente, non hanno senso, non possono rendere l'idea di quanto grave sia una simile devastazione. La memoria non ha valore, il furto della storia è un crimine che non si può quantificare. Quel che si può fare,forse, superando lo sconforto, è cercare di spiegare il valore di monumenti che ciascuno di noi dovrebbe imparare a vedere come un elemento importante per capire chi siamo e da dove veniamo: perché solo cosi, forse, il giorno (ma verrà mai?) in cui tutti capiranno che quel che rubano e devastano è anche patrimonio loro non ci saranno più persone capaci di compiere senza vergogna vandalismi come quello di cui stiamo parlando. Cosa è successo, ormai, è cosa tristemente nota. Quale sia esattamente il documento devastato, forse, è meno conosciuto: dunque qualche notizia può essere utile. Si tratta di un edificio importante, che la Soprintendenza iniziò a scavare nel 1987 e che è noto a tutti, studiosi e turisti (che peraltro non vi sono ancora ammessi), come «La casa dei casti amanti». Uno degli affreschi ritrovato al suo interno, infatti, rappresenta due coppie, una delle quali nell'atto di baciarsi. Niente a che fare con le ben note pitture erotiche pompeiane, peraltro. Questo bacio, si direbbe, è affettuoso, a fior di labbra. Donde il nome, dato ai due che se lo scambiano: i «casti amanti», appunto. Ma veniamo all'edificio nel suo complesso, da anni diventato una specie di laboratorio nel quale si sono sperimentate e si sperimentano le tecniche più sofisticate di recupero. E lo si è fatto con risultati di straordinario interesse, come emerge dalla descrizione anche molto sommaria dei ritrovamenti. Lo scavo, infatti che si è progressivamente esteso sino a interessare un'area di dimensioni imponenti, pari a oltre 1500 metri quadrati , ha consentito di individuare cinque edifici diversi, quattro affacciati sulla centralissima via dell'Abbondanza e un quinto collocato all'interno. Sulla via dell'Abbondanza si apre un pistrinum, vale a dire una panetteria, all'interno del quale si trovano quattro macine per la lavorazione del grano e un grande forno, formato da blocchi squadrati di pietra lavica. A lato del forno un locale adibito alla molitura del grano e la preparazione del pane, collegato al forno da un'apertura quadrata; e accanto una stalla dove, oltre alle tracce di una mangiatoia con il fieno, sono visibili i resti delle mule adibite ad azionare le macine. Ma quel che più colpisce, e che offre motivo di riflessione, è il fatto che altri locali al piano terreno, nonché quelli al piano superiore, raggiungibili attraverso una scala, erano adibiti ad abitazione. Un'abitazione ricca, di persone evidentemente di un certo gusto, che conducevano una vita sociale di un certo livello: quella che oggi chiameremmo la stanza da pranzo, il triclinium, è un ambiente ricco, raffinato, le cui pareti, divise in pannelli rossi e neri alternati, sono ornate da delicate figure alate e da quadri con scene conviviali, tra cui quella che ha dato il nome al complesso. La casa dei casti amanti, insomma, è un documento che contribuisce a ricostruire la vita sociale ed economica di Pompei, a capire lo stile di vita della sua classe dirigente, alla quale presumibilmente apparteneva il proprietario o la proprietaria del complesso. Per non parlare del valore inestimabile delle pitture sottratte, che da patrimonio dell'umanità, quali dovevano restare, vengono trasformate da questo gesto vandalico in volgare trofeo di qualche ignorante arricchito. Che tristezza: se non ci fosse chi acquista questi trofei, non ci sarebbe chi li ruba. E' questa, forse, la considerazione più amara.
Casa dei casti amanti, violata la memoria della storia
Un edificio importante a Pompei, noto come "La casa dei casti amanti", è stato devastato da un furto di valori inestimabili. Il valore del patrimonio è stimato in un miliardo di euro, ma questo numero non ha senso per quanto riguarda la memoria e la storia. L'edificio era un laboratorio di recupero e si è rivelato un documento importante per la ricostruzione della vita sociale ed economica di Pompei. La casa era ricca e raffinata, con pareti decorate con figure alate e quadri con scene conviviali. Le pitture sottratte sono state trasformate in trofei di alcuni ignoranti arricchiti. Il furto è considerato un crimine che non può essere quantificato.
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