Il governatore: «Il Clini-Passera? Preistoria». Tempi lunghi per il protocollo fanghi VENEZIA. «Il ministro Toninelli dice di avere una soluzione: ce la faccia sapere». Anche il governatore del Veneto Luca Zaia va all'attacco del ministro delle Infrastrutture, dopo l'incidente sfiorato domenica scorsa dalla Costa Deliziosa, che ha rischiato di schiantarsi contro Riva Sette Martiri e uno yacht. «Le immagini che ho visto sono raccapriccianti - continua Zaia - Ci vogliono delle condizioni minimali per far uscire le navi e, immagino, debba essere la Capitaneria di Porto a valutarle». Questo lo stabiliranno il pm Andrea Petroni, che ha aperto un fascicolo sull'episodio, così come lo stesso ministero, che ha avviato un'ispezione e chiesto relazioni a Capitaneria e Autorità di sistema portuale. Lo stesso presidente Pino Musolino, si è detto ieri «profondamente scosso da quanto accaduto, anche da veneziano». Musolino però si è anche tolto un sassolino dalla scarpa. Dopo aver ricordato che il Comitatone del 2017 aveva scelto di portare le grandi navi a Marghera (sponda nord del canale industriale nord) e quelle medie in Marittima per il Vittorio Emanuele, ha spiegato che il nuovo governo ha cambiato idea: «Quella soluzione, realizzabile e cantierabile, è stata sospesa e i tempi si sono allungati». E su quell'ipotesi torna anche Filippo Olivetti, operatore portuale con la sua Bassani ma anche delegato alle Infrastrutture di Confindustria Venezia. «Marghera potrebbe essere usata in tempi rapidi - afferma - Bastano un paio di tensostrutture e due settimane di dragaggi per ripristinare il fondale sotto banchina: un paio di navi si potrebbero mettere già lì, è la soluzione più immediata». Danilo Toninelli non ne vuole sapere di Marghera, anche se si stanno valutando «banchine temporanee» per sgravare il bacino di San Marco. Si parla del terminal container di Tiv, dove già arrivano le crociere al Redentore: Msc, socia di Tiv, avrebbe chiesto al porto di riconvertirlo. Un'altra ipotesi è il terminal di Fusina, che a inizio 2020 avrà due banchine in più. Più difficile porto San Leonardo, che non ha collegamenti viari, ancor più un «appoggio» su Ravenna e Trieste. Alla finestra resta invece ancora Cesare De Piccoli, che propone un terminal di scalo alla bocca di Lido, che però Toninelli ha detto essere stato bocciato dai suoi tecnici. «Ma quali? - si arrabbia De Piccoli - Noi abbiamo l'ok della Via nazionale e regionale e anche dell'allora ammiraglio Piattelli sul fronte della sicurezza. Chi tiene il nostro progetto nel cassetto prima o poi dovrà risponderne». L'ex viceministro smentisce che ci vorranno anni per le alternative: «Per il Venis Cruise bastano 26 mesi - sottolinea - Potrebbe essere pronto per il 2022». Toninelli ha poi «minacciato» di poter attivare, con un emendamento, il decreto Clini-Passera, stoppando tutte le navi sopra le 40 mila tonnellate, come chiedono gli ambientalisti. «Siamo alla preistoria», ha ironizzato Zaia. Uno dei problemi, non solo per le soluzioni al tema grandi navi, è quello dei dragaggi, in questo momento bloccati dall'aggiornamento in corso del «protocollo fanghi». Ieri il governo ha risposto a un'interrogazione del deputato Pd Nicola Pellicani, confermando che i tempi sono ancora lunghi e indefiniti. E ieri la commissione d'inchiesta sulle ecomafie ha effettuato un sopralluogo a Porto Marghera e alle casse di colmata e audito in Prefettura Porto e Capitaneria. Il Porto ha spiegato che il Provveditorato non indica più dove sistemare i sedimenti non contaminati (l'isola delle Tresse è satura) e questo blocca lo scavo del canale dei Petroli, prioritario per la navigabilità. Entrambi gli enti hanno ribadito che si è in attesa del protocollo e del piano morfologico della laguna.