Bari, il progetto di riqualificazione a rischio. «Sono vincolati» BARI. Il Comune tira dritto. E decide di stare dalla parte delle canfore. Prevedendo due filari con effetto cannocchiale sulla facciata della chiesa. Ma dalla Soprintendenza arriva la doccia fredda: «Si rimettano i pini, in numero pari eo superiore a quelli oggetto di abbattimento. Si tratta di un'area vincolata». Detta così sembrerebbe un nuovo capitolo dell'infinita telenovela dei lavori di via Sparano, delle sue isole verdi e del sagrato di San Ferdinando. E invece no. La saga questa volta va in scena nel cuore del quartiere Libertà. Lì dove tra miasmi, cattivi odori, deiezioni, rifiuti e una ex Manifattura che cade a pezzi prende forma la nuova area pedonale. Scoppia la guerra degli alberi attorno al cantiere di piazza Redentore, davanti all'omonima chiesa. Da queste parti nei primi mesi del prossimo anno sorgerà una grande «L» rovesciata chiusa alle auto, incastonata tra l'oratorio Salesiano e la scuola elementare don Bosco. Per la precisione tra le vie Libertà, Crisanzio e Martiri d'Otranto. Un cantiere sulla carta facilissimo, che non avrebbe dovuto creare particolari problemi, e che invece rischia di complicarsi. Procediamo con ordine. Per l'area, finanziata con un milione e 200 mila euro dal Piano nazionale Periferie, il progetto del Comune prevede la piantumazione di canfore che già insistono davanti alla scuola ma rinunciando anche ai sei pini che attualmente campeggiano nello spartitraffico di via Crisanzio. Pini ammalorati, decadenti e le cui radici come spesso accade sollevano in superficie asfalto, marciapiedi e cordoli mettendo così in pericolo pedoni e automobilisti. Criticità insomma che il Comune non vuole ripetere con la nuova pavimentazione. E non a caso sino a qualche giorno fa lo stesso assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Galasso, durante un sopralluogo nell'area di cantiere confermava la volontà di abbatterli e di sostituirli con altre tipologie arboree. Con buona pace insomma della prescrizione della Soprintendenza inviata a Palazzo di Città lo scorso 24 giugno, «coerentemente si legge - a quanto già imposto con propria nota autorizzativa del 27 novembre 2018». In sostanza, si tratterebbe di un secondo richiamo da parte dall'organo periferico del ministero ai Beni culturali, il quale preannuncia anche l'invio di un proprio funzionario, un architetto, per seguire con appositi sopralluoghi l'andamento dei lavori, così come previsto da un decreto regio del 1925 e da una sentenza del Consiglio di Stato del 2014. E i lavori, che procedono speditamente sulla prima parte di via Martiri d'Otranto, stanno creando non pochi malumori. Nelle scorse ore due distinti comitati di zona si sono presentati nel cantiere sostenendo che la piazza provocherà seri danni ad «almeno 200 attività commerciali» e «la perdita di un centinaio di posti auto». Numeri che il Comune ha sempre respinto prevedendo nuovi stalli verso la ferrovia su corso Italia con parcheggi a spina di pesce e corsie di traffic calming per la viabilità di residenti e frontisti. Per raggiungere corso Italia infatti le auto provenienti da via Libertà e da via Crisanzio dovranno imboccare via Petrelli. La nuova piazza si svilupperà su 5 mila metri quadri con diciannove nuovi alberi, trenta panchine, cestini portarifiuti, tre portabici, nuova illuminazione, impianto di videosorveglianza e di irrigazione (alimentato dalle acque piovane raccolte). Ne beneficerà anche la vicina chiesa con interventi su scalinata, rampa disabili, statue e l'illuminazione della facciata e con la rimozione dell'attuale recinzione. Nei prossimi giorni invece inizierà la rimozione dei vecchi fili dei filobus, quelli che ancora oggi si intrecciano su tutta via Crisanzio ricordando i tempi che furono e un progetto mai ripartito nonostante i finanziamenti ottenuti nel 1992.